Muore dopo una partita a padel

Ruggero Renzetti, 48 anni, colto da malore poche ore dopo la sfida amatoriale
PESCARA. È il momento dell’incredulità e del dolore. Impossibile credere che Ruggero Renzetti, 48 anni, non ci sia più. Il suo cuore si è fermato per sempre ieri, strappandolo d’un tratto alla famiglia, agli affetti agli amici che ieri, attorno all’ora di pranzo, hanno saputo della sua morte improvvisa. Era stato a giocare a padel, poi era passato da un amico ma si sentiva poco bene per cui ha raggiunto il pronto soccorso per un controllo. Il suo cuore non ce l’ha fatta. Non è stato possibile strapparlo alla morte ed è stato trasportato alla casa funeraria Dimora del silenzio Verrocchio a Montesilvano. Renzetti, che viveva a Cappelle sul Tavo ma era «un pescarese doc», come lo definisce l’amico Roberto Carota, lavorava per la Asl da circa un anno. Prima era stato destinato ai centri vaccinali e ora al servizio telefonia. In passato, invece, aveva lavorato come rappresentante.
Per Alessio Di Pasquale era «come un fratello. Ci conoscevamo da quando avevamo 13 anni, all’epoca vivevamo nella stessa zona, ai Colli. Tra noi è nata subito una amicizia e ci siamo visti fino a qualche giorno fa. Abbiamo anche convissuto, quando eravamo entrambi single». In realtà «eravamo un gruppo, poi crescendo le nostre vite si sono separate ma ora stavamo progettando di andare a Tenerife a trovare un altro amico, Alex Anconitano, per ricompattare la comitiva». Si affollano i ricordi nella mente, uno dopo l’altro, delle mille esperienze vissute insieme, dalle vacanze spensierate alla condivisione di un grande desiderio, «quello di diventare padri, che poi si è concretizzato con la nascita di Francesco, mio figlio, e Chiara, sua figlia. E questo la dice lunga sulla nostra interconnessione», dice sempre Di Pasquale. «A Ruggero, che nella vita aveva affrontato tanti dolori, non mancava mai il sorriso». La sua essenza era di uomo «mite, tranquillo, il classico bravo ragazzo. Ed era sempre allegro, era un simpatico, un brillante con lui ci si divertiva», continua Di Pasquale ricordando alcuni aneddoti delle vacanze. «Era imprevedibile, e penso a quando si allontanò da una spiaggia per cercare un canotto e si presentò con una barca a 6 posti o quando entrammo in un locale a Vis e disse che avrebbe offerto da bere a tutti. Ma all’epoca gli italiani non erano visti bene, e il locale si svuotò in un attimo. Poi capimmo perché».
«Era un pezzo di pane, una persona davvero di cuore», dice invece Carota che non riesce a farsi capace della scomparsa dell’amico che aveva sentito tramite messaggio martedì sera, «quando Ruggero si è informato sulle mie condizioni di salute, visto che ho avuto un problema al ginocchio. Quando ho saputo della sua morte non riuscivo a crederci: è stato un disastro per me», prosegue Carota.
Renzetti, che lascia la sorella Lara, il cognato Stefano Cardelli, la figlia Chiara e la compagna Marzia, era «un ragazzo alla mano, un padre di famiglia» e riuscire a realizzare che non ci sia più è troppo difficile in questo momento. Perché nessuno avrebbe mai immaginato un addio del genere, in un giorno apparentemente come tanti altri.
Sembra quasi «uno scherzo», perché accettare che sia accaduto è dura, scrivono gli amici di Renzetti su Facebook dove la foto del 48enne sorride al mondo. «Una notizia inaccettabile» per chi ricorda Renzetti «super solare», un fatto «sconvolgente», «un grande dolore». Domani l’addio: l’ora dei funerali, alla Basilica della Madonna dei sette dolori, è da fissare. (f.bu.)
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