Muore in strada a 26 anni stroncato da un malore

19 Settembre 2018

PESCARA. È morto in strada, in via Trigno, dopo essersi sentito male in un appartamento. Inutili i soccorsi per un 26enne nigeriano che ieri ha avuto un malore ed è deceduto poco dopo. L’allarme è...

PESCARA. È morto in strada, in via Trigno, dopo essersi sentito male in un appartamento. Inutili i soccorsi per un 26enne nigeriano che ieri ha avuto un malore ed è deceduto poco dopo.
L’allarme è scattato alle 16.45, quando il 118 ha ricevuto una richiesta di intervento per il giovane. Arrivando in via Trigno l’equipaggio della Croce Rossa ha tentato subito la rianimazione, utilizzando anche il defibrillatore. Poco dopo è arrivata l’ambulanza del 118, con il medico, e il tentativo di rianimare il giovane è andato avanti per una ventina di minuti ma il battito cardiaco non c’era più. Ed è stato constatato il decesso. In via Trigno è arrivato anche il personale della squadra volante (diretto da Paolo Robustelli) e quello della polizia scientifica e, con il passare dei minuti, è stato chiesto l’intervento del medico legale, per accertare le cause del decesso. È stata esclusa una morte violenta, non essendoci segni di colluttazione. Ed è stato escluso anche il decesso per overdose del giovane, che aveva con sé il permesso di soggiorno. Tutto lasciava pensare ad un decesso per cause naturali.
In serata il quadro sulla presenza del 26enne in via Trigno si è fatto più chiaro. Il giovane, in base agli accertamenti della Volante, si trovava con degli amici senegalesi, in un appartamento. Quando si è sentito male è stato accompagnato in strada, per accelerare i soccorsi. E il gruppetto è stato identificato proprio dalla polizia, che si è occupata di ricostruire le ultime ore di vita del giovane, anche per escludere eventuali responsabilità di terzi. Nel momento in cui il quadro è stato definito, è stato informato il sostituto procuratore di turno che non ha ritenuto necessaria l’autopsia e ha disposto la restituzione della salma ai familiari del nigeriano, che a Pescara aveva un cognato.
Il giovane risultava residente a Venezia, la città in cui gli è stato rilasciato il permesso di soggiorno. Non è chiaro se avesse problemi di salute e, in particolare, patologie cardiache. (f.bu.)
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