Muriana tenta di uccidersi: su Rigopiano non ho colpe

Voleva suicidarsi con il gas di scarico nell’auto, soccorso dai carabinieri forestali
PESCARA. Alle 11 di ieri tutti lo attendevano in procura per essere interrogato nell’inchiesta in cui è accusato di calunnia nei confronti di tre carabinieri forestali in relazione al disastro di Rigopiano. Ma in quello stesso momento, mentre magistrati e avvocati non riuscivano a comprendere il suo ritardo, l’ex capo della squadra mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, stava cercando di togliersi la vita con il tubo di scarico dell'auto in una zona deserta di Francavilla al Mare. Un tentativo fortunatamente non riuscito per l'intervento provvidenziale di una pattuglia dei carabinieri forestali di Chieti che erano in quella zona, in contrada Coderuto, vicino allo stadio, per un servizio per combattere l’abbandono dei rifiuti. I militari dell’Arma hanno trovato un biglietto nell’auto, una Hyundai Yaris nera, per spiegare il gesto. Muriana si è detto estraneo a tutte le vicende di Rigopiano e ha fatto riferimento alla sua incapacità di sopportare l’idea che qualcuno lo potesse ritenere responsabile di un’accusa come quella di calunnia. Il primo dirigente della Polizia è adesso ricoverato in Psichiatria, all’ospedale di Chieti, con una leggera intossicazione da monossido di carbonio.
I carabinieri forestali hanno visto l’auto di Muriana, attuale dirigente del commissariato di Manfredonia, semi nascosta fra le canne e si sono subito resi conto di quanto stava accadendo. Immediatamente estratto dall’abitacolo, Muriana è stato trasportato in ospedale. Intanto in procura a Pescara, dopo un’ora di attesa i suoi legali, gli avvocati Augusto La Morgia e Marco Spagnuolo, uscivano da palazzo di giustizia senza riuscire a darsi una spiegazione per quell'assenza. «Riteniamo», hanno detto, «che Muriana abbia avuto un problema e non sia riuscito a comunicarcelo». Qualche minuto prima di entrare in procura, uno dei due legali, Spagnuolo, aveva inviato un messaggio a Muriana, che gli aveva risposto: «Tardo 10 minuti». Poi nulla più. Gli altri messaggi inviati non sono stati letti perché il telefono di Muriana era staccato: stava mettendo in atto il suo piano di morte. Poco dopo mezzogiorno, la sconvolgente notizia del tentativo di suicidio è arrivata anche al procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e al sostituto Luca Sciarretta che avrebbero dovuto interrogarlo. Muriana aveva comunque programmato tutto fin dal giorno prima. Proprietario di un’auto ibrida, con la quale non avrebbe potuto mettere in atto il suicidio, ha utilizzato la macchina del padre che vive a Bucchianico, dove lui stesso risiede quando torna a Pescara. Sempre il giorno prima, aveva acquistato un tubo di gomma e del nastro adesivo per collegarlo all’abitacolo dell’auto. Aveva anche scritto un biglietto per spiegare le ragioni di quel suo gesto. Il tema era naturalmente il disastro di Rigopiano del quale si era interessato durante la sua permanenza a Pescara, e che era stata la causa di tanti problemi, evidentemente anche personali. Biglietto sequestrato dal sostituto procuratore di Chieti Marika Ponziani, che ha aperto un fascicolo: si sta valutando l’ipotesi di istigazione al suicidio. Muriana è stato ascoltato già ieri pomeriggio dai carabinieri della compagnia di Chieti. Così come alcuni familiari e amici.
Muriana aveva accusato tre carabinieri forestali di falso nella conduzione delle indagini: accuse poi ritenute prive di fondamento dalla procura che archiviò il caso. Ma che si trasformarono in un boomerang con la denuncia per calunnia che ne fece seguito. Ai magistrati avrebbe dovuto rispondere di quelle accuse e spiegare le sue ragioni. Un intoppo giudiziario che nessuno poteva immaginare diventasse così pesante per Muriana tanto da pensare di uccidersi e lasciare moglie e figlia.
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