Musica e striscioni per Federico La Cioppa, in centinaia si radunano al Volta

Il corteo organizzato da amici e ultrà per ricordare il loro compagno, l’abbraccio ai genitori e alla sorella. Poi l’appello dei giovani: «Nessun momento vale una vita spezzata troppo presto, fate attenzione in strada»
PESCARA. «Gli ultrà sono anche questo, cuore e anima, vicini a un amico che non dimenticheranno mai, per la sua forza, la grinta e la generosità che lo hanno da sempre contraddistinto. Un fratello, un ragazzo leale, che ha conosciuto i valori dell’amicizia vera da quanto è entrato in curva. Ed ora è stato strappato alla vita senza un perché». Si conclude con queste parole il presidio organizzato dai tifosi del Pescara calcio lunedì sera, davanti alla sede dell’istituto “Alessandro Volta”, per un saluto collettivo a Federico La Cioppa, morto a 18 anni domenica, subito dopo lo schianto in moto su via Lago di Campotosto. Cori, fumogeni, applausi e lo striscione con su scritto: “Federico Vive”. Centinaia di persone, tra ultrà (di cui il ragazzo faceva parte), tanti amici, conoscenti e famigliari. In strada anche i genitori Silvio La Cioppa e Manuela Di Pasquale, così come la sorella Francesca. Momenti di tensione nel momento in cui uno dei ragazzi, tra la folla, si sente male e arriva l’ambulanza sul posto. Fortunatamente si è trattato solo di un momentaneo attacco di panico.
I funerali di Federico, fissati inizialmente per ieri mattina, sono slittati perché è stata disposta l’autopsia sul corpo del ragazzo, caduto con lo scooter 125 dopo essere finito sul pozzetto dei cavi elettrici posto a una cinquantina di centimetri dalla strada. Per ora la nuova data per l’ultimo saluto non è stata ancora fissata. E lunedì sera amici e conoscenti, tutti riuniti nel cuore di San Donato, un’area di periferia che diventa improvvisamente “immensa”, hanno voluto far sentire il proprio calore alla famiglia, «anche perché è inaccettabile morire a 18 anni». Eros, amico d’infanzia di Federico, non riesce a trattenere le lacrime: «Non è giusto. Era amico di tutti, un buono, mai fatto del male a qualcuno. Io lo conosco da sempre, eravamo vicini di casa. Sabato, prima dell’incidente, abbiamo passato la serata insieme. Eravamo al Kalima con altri amici. Ci siamo salutati, pensando di rivederci il giorno dopo. E invece nulla. Poi è accaduto quello che ormai tutti sappiamo».
Poi ci sono gli amici ultrà: «Il nostro è un cuore che batte forte. Siamo qui per Federico. Quando si parla di tifosi le persone pensano agli scontri, ai danni e alle provocazioni. Questa è la dimostrazione che non è giusto generalizzare. Questo è il nostro abbraccio collettivo a un ragazzo eccezionale, un ragazzo strappato alla vita troppo in fretta». Sulle note di “Perdutamente”, di Achille Lauro, cantano tutti: ragazzi, bambini e genitori. Non solo quelli di Federico, ma i tanti che hanno deciso di partecipare insieme con i propri figli. E sui social, tra gli organizzatori dell’iniziativa, si legge: «Che il nome di Federico possa diventare anche un messaggio per tutti i ragazzi: quando tornate da una festa o da una serata tra amici, scegliete sempre la strada più sicura. Non abbiate paura di chiamare i vostri genitori o qualcuno che vi vuole bene, perché tornare a casa deve essere la vera destinazione di ogni notte. Nessun momento vale una vita spezzata troppo presto».
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