Disordini dopo Pescara-Spezia, indagini serrate su un centinaio di ultrà

foto di Giampiero Lattanzio

11 Maggio 2026

Al vaglio i filmati per dare nomi e responsabilità: lesioni e danneggiamento tra i reati ipotizzabili. E rischio Daspo per tutti

PESCARA. Sono circa un centinaio gli ultrà che hanno partecipato ai gravissimi scontri di venerdì sera dopo la sconfitta del Pescara e la retrocessione della squadra in serie C. Un centinaio di persone su cui sono in corso le indagini della Digos per individuare ruoli e responsabili. Decisivi, in questo senso, i filmati registrati dalla Scientifica e che raccontano i momenti drammatici in cui intorno allo stadio è scoppiata la guerriglia urbana. E non tra tifoserie opposte, ma degli ultrà biancazzurri contro le forze di polizia presenti anche con i reparti mobili, per garantire che l’evento sportivo si concludesse in sicurezza.

Ma come avevano annunciato gli ultras se il Pescara fosse retrocesso, così è stato: hanno scatenato l’inferno. Pali divelti, marciapiedi e aiuole distrutte per raccattare le pietre da lanciare, cassonetti ribaltati, sassi, petardi e bombe carta. È di 126 il numero di bombe carta lanciate, come hanno documentato i sindacati di polizia, ma poi ci sono anche i petardi sparati ad altezza uomo (degli agenti in servizio) con tubi artigianali che poi sono stati ritrovati alla fine dei disordini.

Adesso però, per tutti i responsabili di questo attacco lungo, violento e unilaterale contro la polizia, come non si era mai visto a Pescara, inizia la resa dei conti. Le indagini, a parte i due tifosi arrestati per resistenza la sera stessa di venerdì, sono dirette a individuare personaggi e interpreti delle gravissime condotte registrate alla fine di una partita di calcio, sia pure amara per la retrocessione.

I reati che si potrebbero contestare, secondo quanto visto la sera stessa di venerdì, e stando anche ai 13 poliziotti feriti, ai sei mezzi della polizia danneggiati e a tutto il resto, potrebbero andare dal danneggiamento alle lesioni, senza contare la resistenza, il lancio di oggetti pericolosi e il possesso di oggetti atti a offendere. Per tutti poi, al di là delle conseguenze penali delle singole gesta, incombe la misura del Daspo, ovvero il divieto di accedere a manifestazioni sportive.

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