Calcio

Mercato, scelte e allenatori: così il Pescara è retrocesso

11 Maggio 2026

Il Delfino torna in serie C, ora è necessario pianificare la prossima stagione e mantenere l’ossatura della squadra per puntare subito alla risalita

PESCARA. Metabolizzare la retrocessione in serie C è difficile, soprattutto perché a 15’ dalla fine della gara con la Sampdoria un mese fa il Pescara era salvo senza play out. Poi il primo di una lunga serie di match ball falliti, gli errori individuali e tutto è tornato in salita. Con il rigore di Padova che pesa, e che peserà anche in futuro, come un macigno. Neanche un anno dopo la notte magica dell’Adriatico contro la Ternana, il Pescara e suoi tifosi tornano a masticare amaro e tornano in quella serie C che non rispecchia il valore di una piazza, di una società e di una tifoseria. Ma c’è da confrontarsi con la triste realtà, c’è da rimboccarsi le maniche e c’è da provare a ritornare subito in serie B.

Oggi la rabbia e la delusione sono troppo forti. Venerdì sera la tifoseria biancazzurra, e lo aveva anticipato in un comunicato ufficiale, ha sostenuto la squadra con forza e amore. Ma al terzo gol del Bari a Catanzaro è scoppiata la contestazione. Daniele Sebastiani nel mirino, Lorenzo Insigne bersagliato dai fischi. E il presidente biancazzurro in diretta nel post partita ha esternato tutta la sua amarezza per quanto successo allo stadio e all’esterno. Tornando a parlare di cessione e della volontà di lasciare. «Entro fine maggio la società è a disposizione, se non dovesse arrivare nessuno, siccome sono una persona seria, andrò avanti e iscriverò la squadra. Ma da giugno venderò i migliori. Non è possibile pensare che qualunque cosa succeda sia sempre colpa di Sebastiani. Sono 18 anni che faccio sacrifici per il Pescara». La sensazione è che quello del presidente Sebastiani sia stato il classico sfogo a caldo con la doppia delusione della retrocessione e della forte contestazione subita. La domanda che si fanno tutti è: di chi è la colpa? Una retrocessione è sempre figlia di errori fatti. Dalle scelte estive della società, forzate dall’indice di liquidità che non ha consentito operazioni “da B”, agli errori tecnici in campo.

Dai tanti infortuni che hanno limitato la squadra in autunno ad una rincorsa iniziata forse troppo tardi e che ha tolto energie nel finale. Da qui tanti episodi sfortunati recenti che a conti fatti hanno vanificato una rimonta che il Pescara aveva costruito con bravura e meriti. Inutile sottolinearli di nuovo tutti ma il rigore di Padova sarà la fotografia della retrocessione del Pescara. Vivarini e Gorgone? Meritano entrambi un’analisi approfondita. Il tecnico abruzzese ha iniziato a lavorare in estate con una rosa che aveva lacune. Al punto che alla gara di esordio con il Cesena le preoccupazioni erano tante. Ma con alcuni rientri (Dagasso e Valzania erano squalificati) e con l’inserimento di Pellacani e Tsadjout la squadra aveva iniziato a prendere forma. Con Venezia e Empoli le cose migliori poi il tracollo iniziato con gli infortuni in rapida successione in una settimana di Tsadjout, Olzer, Pellicani e dopo un po’ anche di Oliveri. Una mazzata prima del duro sfogo di Sebastiani a Palermo che ha di fatto chiuso l’era Vivarini.

Gorgone? Approccio splendido, a Catanzaro tanta energia. Poi qualche scelta opinabile: il centrocampo a due con Di Nardo e Tonin esterni con il Padova, la ricerca di una pressione a tutto campo che forse questo Pescara non poteva supportare. Numeri alla mano percorso come quello di Vivarini. E per entrambe le gestioni tanti episodi poco fortunati con il Var. Poi per Gorgone è cambiato tutto con il mercato. Lavoro importante e positivo del tecnico, ma forse con un rimpianto dettato dai numeri. Con il terzino bloccato (Capellini o Gravillon) e Altare difesa blindata e sempre successi di peso o pareggi preziosi. Forse poteva essere la strada definitiva.

Cosa farà ora Sebastiani passata l’amarezza per quanto successo venerdì sera? Logico pensare che le prossime settimane saranno di riflessione ma sarà necessario iniziare a pianificare da subito. Per non arrivare in ritardo sulle scelte per la prossima stagione. La sensazione è che il presidente Sebastiani voglia provare subito a riportare il Pescara in serie B, forte di una società che dopo tanto lavoro ha messo i conti in ordine e con la liquidità ulteriore che potrà arrivare dalla cessione di Antonio Di Nardo. Impossibile trattenere in C un giocatore che ha fatto 14 gol. A conti fatti il Pescara ha già un’ottima ossatura per affrontare un campionato di vertice in C, serve solo certificare la volontà di provare da subito a ritornare nel campionato di serie B.

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