Naiadi, il giudice “riassume” tre dipendenti

Licenziati nel 2014 per risparmiare, ma per il tribunale le loro mansioni non state mai cancellate
PESCARA. Altri tre dipendenti licenziati dalle Naiadi sono stati “riassunti” dal giudice. È una sentenza pilota, finora, quella sul caso di Emanuela Scurti, impiegata contabile delle piscine: era stata licenziata dal suo posto di lavoro alle Naiadi nel 2014 e, a distanza di due anni, è stata riassunta dal tribunale, avrà un risarcimento di 12 stipendi più i contributi e il pagamento delle spese legali. Ora, sono arrivate altre tre sentenze fotocopia per altri tre dipendenti, Roberto Febo, Johnny Nobilio e Vincenzo Toro: il giudice Massimo Di Cesare ha annullato anche i loro licenziamenti e condannato la Progetto Sport a riassumerli, oltre al risarcimento di 12 mensilità e al versamento dei contributi. Restano ancora pendenti altri due ricorsi.
Dopo i licenziamenti, risalenti allo stesso periodo di Scurti, i tre dipendenti si sono rivolti all’avvocato Piero Caffè e hanno fatto causa alla Progetto Sport, la società dell’imprenditore Luciano Di Renzo attualmente amministrata da Lamberto Calore che gestisce piscine, palestra e campi sulla riviera di Pescara al confine con Montesilvano. Due anni dopo è arrivato il verdetto atteso dai lavoratori: le motivazioni sono le stesse della prima sentenza e cioè che i licenziamenti erano stati irregolari.
Nel 2014, la Progetto Sport aveva licenziato i dipendenti con la motivazione di una «razionalizzazione dell’attività volta a una gestione più economica» e la cancellazione del loro posto di lavoro. Ma, secondo il giudice, alle Naiadi quei posti di lavoro non sono mai stati soppressi e le mansioni sono state svolte da altri lavoratori. «Dalle dichiarazioni dei testi escussi», dice la sentenza del giudice sul caso di Febo, «risulta chiaramente che le attività di manutenzione svolte dal ricorrente, dopo il suo licenziamento, furono svolte da altri lavoratori, o già alle dipendenze della convenuta, o da dipendenti di alcune delle associazioni sportive operanti nel complesso».
Come nel precedente caso di Scurti, il giudice è entrato nel dettaglio degli affari delle Naiadi con la Progetto Sport sottoposta a un concordato preventivo, non ancora omologato, da 2,5 milioni di euro a fronte di circa 3,5 milioni di debiti: «Non è emerso alcunché circa la sussistenza, presso l’impresa gestita dalla convenuta, di effettiva e duratura riduzione di attività e di lavoro, risultando esclusivamente l’avvenuta sottoposizione della convenuta a procedura di concordato preventivo».

