«Nati ai bordi di periferia» Gli occhi lucidi dei ragazzi tra paura e lacrime di gioia

16 Novembre 2023

A “31 minuti” il racconto in esclusiva di una serie tv girata in una scuola di Rancitelli Il progetto della garante per l’infanzia Marina Falivene: dobbiamo ascoltare i giovani

PESCARA. I ragazzi di Rancitelli si raccontano davanti alle telecamere e la forza dirompente di quelle parole usate per descrivere la realtà intrecciata con i loro sogni alimenterà presto una serie tv in sei puntate: c’è già il titolo, si chiama “Il confine”. Una linea immaginaria che può tracciare il limite invalicabile di una prigione oppure una barriera da abbattere per scoprire un altro mondo possibile. “Nati ai bordi di periferia” è il tema della puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda questa sera alle ore 22.30. La regia è di Antonio D’Ottavio.
I protagonisti di un progetto sospeso tra cinema e sociologia sono gli studenti dell’istituto comprensivo 1 di via Einaudi, una scuola di confine in cui tutto si mischia. Il documentario è un’idea di Marina Falivene, garante regionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con il patrocinio della presidenza del Consiglio regionale e il sostegno del Corecom. E, dopo l’anteprima su Rete8, la presentazione ufficiale del progetto ci sarà lunedì alle 10 in un Teatro Massimo pieno di studenti in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. «I ragazzi vogliono essere protagonisti», spiega la garante, «i ragazzi hanno tanto da raccontarci e noi adulti invece siamo sordi. La povertà educativa siamo noi, non sono loro. Fare cinema, fare teatro, esprimersi: per loro significa conoscersi perché ad oggi», sottolinea Falivene, «questi ragazzi non si conoscono». Falivene è una che conosce la vita di periferia: ha iniziato la sua carriera al fianco dei ragazzi, a Napoli, per il tribunale dei minorenni campano. «Noi ci conoscevamo nel parlare e nel giocare», ricorda, «per noi c’era la strada: noi avevamo un rapporto reale che oggi invece non c’è».
Gli studenti parlano di se stessi e, indirettamente, rivelano le tante facce di Rancitelli: violenza, bullismo, prepotenze, e poi spaccio di droga, genitori agli arresti, liti in famiglia. Ma i ragazzi di Rancitelli hanno sogni come tutti gli altri adolescenti: gli occhi raccontano paura e dolore ma anche speranza ed entusiasmo.
Rancitelli è un quartiere che tanti pescaresi non conoscono e, invece, secondo il regista Walter Nanni, «è il più bello del mondo». Nel documentario, Nanni gira sotto le case popolari cadenti e dice: «Ci sono tanti luoghi comuni su questo quartiere come in tante periferie del mondo. Qui ho trovato tanti problemi ma anche tanto cuore e persone speciali. Insieme a questi meravigliosi ragazzi anch’io ho superato il mio confine». Nanni è uno che sa ascoltare, del resto ascoltare è il primo passo per capire.
I ragazzi aprono anche uno spaccato sulla droga che circola nel quartiere 24 ore 24: «Ho visto tanti ragazzi della mia età che fumano sostanze. A 13 anni bisognerebbe divertirsi, giocare a calcio, studiare», dice uno studente. Un’alunna prosegue: «Non mi piace la vendita della droga che nel mio quartiere avviene spesso, non è giusto nei confronti di chi, legalmente, conduce una vita sana e di tutte le persone perché vendere droga significa vendere morte».
E che la droga scorra a fiume non è una leggenda: si chiama “Giorno e notte” l’ultima operazione sullo spaccio con 12 arresti. Un’indagine ambientata nel cuore di Rancitelli: qui, un mese fa, i carabinieri hanno smantellato tre piazze di spaccio che rifornivano ogni giorno circa 350 clienti con un volume d’affari quotidiano di 15mila euro. Via Lago di Capestrano numero 104, via Sacco 66, via Imele 23: a questi indirizzi si vendevano cocaina, eroina e crack come in una catena di montaggio. E Rancitelli, nelle carte dell’indagine, è descritta così: «Da decenni teatro di degrado, spaccio di stupefacenti, omicidi, prostituzione e altri gravi ed efferati reati commessi in tutte le ore del giorno e della notte», queste le parole del giudice Francesco Marino. Qui, a tirare le fila dello spaccio erano «soggetti più volte indagati e condannati» che per sfuggire ai controlli sempre più pressanti alzano le difese con «l’installazione di porte con inferriate, di telecamere e di videocitofoni; la presenza di vedette».
In questo scenario, per dirla con “Adesso tu” di Eros Ramazzotti, è più facile sognare che guardare in faccia alla realtà. Ma anche se davanti a quegli occhi c’è una realtà difficile, questi ragazzi immaginano un mondo diverso e vogliono un riscatto. Lo sa la preside Teresa Ascione, che è anche garante comunale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: il primo obiettivo della sua scuola «è cercare di sanare e colmare le differenze quando i bambini entrano a scuola».