Negozi aperti la sera Clienti entusiasti, commercianti scettici

Fa discutere l’idea lanciata da Confcommercio per l’estate C’è chi ne approfitterebbe e chi pensa ai turni del personale
PESCARA. La proposta della Confcommercio, lanciata dal presidente di Federmoda Enzo D’Ottaviantonio, entusiasma clienti e turisti e un po’ meno i commercianti. Secondo Federmoda, il successo registrato dalla notte dei saldi, lo scorso sabato, potrebbe gettare le basi per una ripianificazione degli orari dei negozi nel fine settimana. Apertura serale per ogni sabato di luglio e agosto, con cadenza regolare e calendario apposito. Un’opportunità che piacerebbe soprattutto ai più giovani, come dicono Jasmira e Isabella, pronte a sacrificare un sabato di divertimento per lo shopping. E poco importa se la smania di acquisti dovesse costringerle a passeggiare con le buste tra le mani, basterebbe uscire un’oretta prima del solito e rincasare momentaneamente per lasciare a casa le compere. Ma la comodità di rientrare non riguarda, però, i clienti dei comuni limitrofi.
«Il flusso di gente fino a tarda serata rappresenta inevitabilmente un’opportunità di guadagno», afferma Maria Luigia, originaria di Avezzano come la sua amica Eleonora, «soprattutto perché incentiverebbe anche i piccoli commercianti ad aderire a eventi globali come la Notte Bianca e non solo. Sarebbe necessario, tuttavia, un cambio di mentalità sia da parte di chi vende ma anche da parte di chi compra. Se i negozi restassero aperti fino a tardi potrei concedermi lo sfizio di acquisti dell’ultimo minuto, magari perché durante la giornata sono impegnata col lavoro o con altre cose». Isabella, originaria di Manfredonia, e Camilla, napoletana, entrambe pescaresi di adozione, non resisterebbero alla tentazione di fermarsi nel loro negozio preferito anche a un orario insolito, nonostante non ritengano indispensabile il prolungamento dell’apertura delle attività fino a tarda notte.
Insomma, gli amanti dello shopping sarebbero pronti ad accogliere la novità qualora la proposta della Confcommercio dovesse andare in porto, poiché, rimarcano, in tantissime zone d’Italia è già in atto un cambiamento radicale da questo punto di vista. Non manca, tuttavia, chi si schiera con i commercianti, immaginando le difficoltà oggettive per l’apertura prolungata. «È logorante tenere aperto un negozio fino a tardi solo con la pausa pranzo nel mezzo», sottolinea Angelica, 20 anni, pescarese, «e non posso fare a meno di immedesimarmi nel personale delle varie attività, che comunque deve garantire un servizio adeguato anche a orari insoliti. Da cliente sfrutterei il sabato sera per dedicarmi allo shopping solo in caso di necessità. Ma non posso fare a meno di guardare oltre, considerando le difficoltà di chi ha il compito di assistermi durante l’acquisto».
Ma la nuova proposta divide soprattutto i commercianti, spaventati e incuriositi dalle virtuali potenzialità dell’iniziativa. Le modalità effettive di un’apertura regolarizzata delle attività fino a tarda notte sarebbero ancora da chiarire, soprattutto per la pubblicizzazione di una proposta così importante. «Serve coordinazione, voglia di sacrificarsi e spirito d’iniziativa per tenere in piedi una cosa del genere», afferma Gianfranco Reggio, titolare del negozio d’abbigliamento Anna Almonti, «come per tutte le cose il tempo e la pazienza sarebbero variabili importanti per modificare la mentalità del pescarese, abituato a comprare e a spendere solo in determinati orari».
I piccoli negozi d’abbigliamento sarebbero chiamati a uno sforzo non indifferente ma Simone Cavallito, proprietario di Margaretha, non demorde: «Credo che l’idea in sé sia buona, ma facendola diventare routine non so se i risultati possano essere soddisfacenti. Innanzitutto bisognerebbe educare il cliente all’acquisto serale, proponendo iniziative in sinergia, come per la notte dei saldi, che riescano a coinvolgere tutte le attività. Sia le grandi catene, che possono contare su un personale più folto, sia i piccoli negozi a gestione familiare. È scontato che il singolo commerciante debba mettersi in gioco e invitare il cliente anche semplicemente a farsi un giro nel suo negozio. So che flusso non è sinonimo di acquisto, ma una città come Pescara non può tirarsi indietro davanti ad un’opportunità così ghiotta di emancipazione commerciale e turistica».
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