Negozi in crisi per le bollette Spente le luci delle vetrine

Confesercenti denuncia: in tre anni abbiamo bruciato tutti i risparmi, speriamo di farcela Confcommercio propone: locali aperti a turno. Allarme Confindustria: si rischiano chiusure
PESCARA. C’è chi spegne le luci delle vetrine già di sera, e non più solo la notte. E c’è chi apre il negozio soltanto per appuntamento, alcuni pomeriggi a settimana, per risparmiare sulle bollette. Ma c’è anche chi pensa di fermare la produzione, in azienda. Un’associazione di categoria come Confcommercio, poi, ipotizza di far lavorare i locali solo alcuni giorni a settimana, alternativamente, per tagliare le spese di luce e gas. Si corre ai ripari, per cercare di salvare le imprese di fronte al caro bollette. Gli ulteriori aumenti scattati ieri creano preoccupazione enorme, dopo l’allarme partito nei giorni scorsi da alcune associazioni di consumatori abruzzesi che vorrebbero arrivare a bloccare l’interruzione del servizio per chi non paga.
«Le attività stanno abbassando le luci», dice Marina Dolci, presidente di Confesercenti. «Noi spegniamo tutto alle 21 già dal mese di agosto, prima era alle 23», e non si tratta dell’unico negozio del centro. «Speriamo di parare il colpo ma non ci sono stati guadagni tali da sopportare bollette tanto pesanti come quelle che stanno arrivando. Da quello che registriamo con l’associazione, il lavoro è diminuito ovunque. Tirando le somme, si soffre da tre anni: prima il Covid e ora il caro bollette. Non so cosa accadrà in giro con la prossima fattura ma i soldi non ci sono più, abbiamo già bruciato tutti i risparmi. Aspettiamo il nuovo governo e intanto, come Confesercenti, interveniamo con dei finanziamenti per le imprese».
Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, pensa «all’austerity degli anni 70, alle domeniche senz’auto perché la benzina costava troppo, e la temperatura in casa era limitata a 20 gradi. Sarà faticoso tornare a quel periodo, specie in città. Che fare? Per risparmiare qualcosa si può pensare di stare aperti solo alcuni giorni, non ha senso far lavorare i ristoranti i primi giorni della settimana». Di sicuro «non possiamo destinare gli utili al pagamento dell’energia» anche se le bollette di questi giorni costringono gli imprenditori a mettersi le mani in tasca, a partire dai balneatori che «hanno ricevuto bollette da seimila a 130mila euro, quest’estate. E la rateizzazione è possibile solo una volta». Confcommercio chiede «una fideiussione nazionale, per salvare gli imprenditori, e un intervento immediato del governo per Natale».
Da Confindustria arrivano le sollecitazioni del presidente Silvano Pagliuca. «La situazione è drammatica, ma ce lo ripetiamo da tanto, ormai». E ora le aziende «pensano di fermare la produzione perché non ci sono più i margini per proseguire. C’è anche chi pensa di spostare la produzione fuori dall’Italia, dove l’energia costa meno. Da uno studio è emerso che il gas costa il 227% in più, la luce il 174% in più, con un più 277% per il trasporto dei containers. Per alcuni noli marittimi si arriva a un più 500% il che significa non essere più competitivi. Le soluzioni vanno prese per tempo. Se si adottano ora, servono a limitare i danni». Si può pensare di «puntare sul rinnovabile» ma «ci sono parecchie richieste giacenti relative ai fondi Por Fesr, in attesa di essere sbloccate, per realizzare impianti sostenibili e aiutare le piccole imprese. Certo, poi passerà del tempo, per la realizzazione. Ma se dobbiamo fare le cose, facciamole».

