Negozi, in dieci anni crollate le aperture: meno 55% in regione

3 Novembre 2023

Il dossier di Confesercenti con i numeri che preoccupano Erasmi e Legnini: i nostri sono tra i peggiori del sud Italia

PESCARA. Il crollo delle nuove aperture di negozi in Abruzzo è quasi più grave della media nazionale. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Confesercenti, se nel 2013 avevano aperto in regione 1.039 nuove attività commerciali, nel 2023 siamo a quota 463: il 6 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 55 per cento in meno rispetto al 2013. Fra le regioni del sud è uno dei dati più allarmanti.
Il crollo non risparmia alcun settore: abbigliamento (-60%), cartolerie (-72%), negozi di giocattoli (-66%), articoli da regalo (-91%), librerie (-45%), informatica (-51%). Più tenue, ma comunque sostanzioso, il calo fra gli intermediari del commercio (-48%).
L’ANALISI. «Il rischio è che il commercio al dettaglio scompaia non solo dai centri minori ma ormai anche dai centri medi e medio-grandi della nostra regione con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita e dei servizi, sul valore degli immobili, sulla sicurezza delle strade», sottolinea Daniele Erasmi, presidente regionale di Confesercenti e presidente nazionale di Fiesa Confesercenti, la federazione che associa la piccola e media distribuzione alimentare.
«Le nuove generazioni sono spaventate da una burocrazia asfissiante, da una concorrenza senza regole delle grandi piattaforme del commercio elettronico, da margini sempre più sottili e da una difficoltà ormai strutturale di accesso al credito, che non accenna a invertire la tendenza. La situazione si fa sempre più complicata», sottolinea Erasmi, «basti pensare alla recente richiesta del governo di adeguare i registratori di cassa, con esborsi a partire da 120 euro, e i nuovi obblighi di comunicazione sui dati societari, balzelli su balzelli ai quali è difficile stare dietro per chiunque, figuriamoci per un piccolo imprenditore». Anche i dati sui prestiti, secondo i numeri dell’Istituto Tagliacarne su dati di Banca d’Italia, confermano che a luglio c’è stata una brusca frenata nel campo dei servizi, con un picco del -4% nel Pescarese rispetto alla fine del 2022.
LA RICHIESTA. «Ormai si rende indispensabile un intervento regolatore dello Stato e direi degli Stati per normare la concorrenza fra il commercio fisico e le piattaforme online, che non sono tenute neppure al pagamento delle tasse e dunque rappresentano una enorme concorrenza sleale per chi è tenuto al rispetto delle regole», esordisce il direttore regionale Lido Legnini, «ma c’è anche la possibilità che la Regione faccia del suo. Sul credito si può fare come altre regioni, che hanno introdotto strumenti per agevolare la concessione di finanziamenti a tasso agevolato e con la riduzione dei costi di garanzia. E si può alzare la voce per chiedere di modificare l’iniqua data di inizio dei saldi, sempre più adattati alle esigenze delle grandi catene a discapito dei negozi indipendenti che fanno fatica. La Regione», conclude Legnini, «può aiutare anche il ricambio generazionale con strumenti incentivanti innovativi. Non bisogna dunque aspettare per forza interventi da parte del legislatore, che sarebbero senza dubbio più incisivi: se altre regioni registrano numeri meno allarmanti dell’Abruzzo vuol dire che si deve subito provare a invertire la rotta».
I SETTORI. A livello nazionale il crollo riguarda quasi tutte le tipologie di commercio in sede fissa, con cali particolarmente rilevanti per i negozi di articoli da regalo e per fumatori (-91% rispetto al 2013) e per i gestori carburanti (-80%) ma anche per i negozi di tessile, abbigliamento e calzature, che nel 2023 dovrebbero registrare solo 2.167 iscrizioni di nuove attività, -3.349 rispetto a dieci anni fa. E con la progressiva riduzione della rete di negozi, anche gli intermediari del commercio perdono pezzi: per il 2023 si prevedono solo 9.306 nuove iscrizioni, quasi la metà delle 18.149 del 2013. Le nascite di imprese commerciali aumentano solo su internet: + 188% in dieci anni. (c.s.)