Negozi, slitta la riapertura «Così ci faranno fallire»

Francavilla, gli esercenti bocciano il decreto del governo sull’avvio della fase 2 «Eravamo pronti a ricominciare il 4 maggio, invece rimarremo ancora chiusi»
FRANCAVILLA. Una doccia gelata. Non usano mezzi termini i commercianti di Francavilla per commentare i provvedimenti adottati dal premier Giuseppe Conte che li riguardano da vicino. Dopo due mesi di chiusura forzata ormai tutti erano pronti alla riapertura, seppur condizionata. Il 4 maggio doveva essere il giorno del nuovo inizio, tanto che in molti si erano già attrezzati per la sanificazione e con i dispositivi per garantire il distanziamento sociale. Qualcuno aveva già dato appuntamento sui social, altri erano pronti a lanciare locandine e iniziative. Insomma, tutti i segnali spingevano in quella direzione e nessuno si aspettava altre due settimane di stop. Per alcuni anche un mese.
«Non posso nascondere un certo malcontento collettivo», dice Maurizio Nastase presidente dell'associazione che mette insieme i commercianti della Sirena, «la situazione rischia di diventare insostenibile. Siamo chiusi dall'8 marzo. Abbiamo i magazzini pieni e con queste altre due settimane di stop salta anche la stagione primaverile. Nel frattempo alcuni hanno ottenuto i 600 euro, altri sono ancora in attesa. Il timore è che molti non ce la faranno».
Sconfortata anche la parrucchiera Pamela Marchesani che gestisce il suo salone in zona Asterope. Potrà riaprire solo il 1 giugno. «Così moriamo tutti», afferma, «ci chiedono un sacrificio, ma nessuno ci dà una mano. Ho sempre pagato le tasse, fino all'ultimo centesimo. Eppure oggi ho due dipendenti a cui la cassa integrazione non è ancora stata concessa, mentre a me lo Stato chiede di versare i loro contribuiti. Quindi devo scegliere: o lavoro in nero o perdo il cliente». E aggiunge: «Due settimane fa sono andata in banca per chiedere un finanziamento. Mi hanno detto che sarebbe arrivato entro 48 ore. Sono ancora in attesa».
Abbattuta, ma non sconfitta, Elisabetta Scataglini di Horo fashion a Sant'Alfonso: «Giovedì dovevano venire a sanificare, era tutto pronto per riaprire. Invece no. Tre mesi di chiusura sono pesanti, soprattutto perché oltre al mancato guadagno le spese non si fermano. Affitto, utenze. I 600 euro. Meglio di niente, ma non bastano neanche a pagare le bollette». Lei però non molla: «Riaprirò, questo è sicuro». Il presidente dei commercianti dell'Asterope Lorenzo Petrongolo conclude: «Fateci lavorare, anche al 30%, ma vogliamo lavorare. Secondo me sarebbe stato opportuno analizzare la situazione di ogni territorio. Resto perplesso anche davanti alla distinzione tra le varie attività: fuori ai supermercati si creano code di decine di metri e va bene, ma riaprire un bar dove si entra uno alla volta per un caffè o un negozio di abbigliamento no».
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