Negozianti furiosi: noi tra acqua e fango

Rabbia a Porta Nuova: «Costretti a liberare le fogne da soli»
PESCARA. Rabbia, delusione, rassegnazione. La rabbia è quella che travolge i commercianti di viale Pepe e dintorni, zona stadio a Porta Nuova, ogni volta che piove. Peggio ancora se, come stavolta, le precipitazioni sono state eccezionali.
Della pioggia, i negozianti, hanno il «terrore» perché sanno che ancora una volta, come accade da sempre, si ritroveranno i negozi allagati, l'acqua fin sopra le caviglie e l'ansia della merce da mettere al riparo. La delusione è quella di constatare che dovranno infilare i guanti e imbracciare scope, palette e straccio per asciugare acqua e fango dai pavimenti che si raschiano e i parquet che si scrostano. Hanno anche fatto incetta di attrezzi idonei per praticare l'arte dell'arrangiarsi: da soli si aprono i tombini per sturarli, da soli si costruiscono le paratie spartiacque, da soli si prosciugano le acque putride con delle mini idrovore. Si dicono «rassegnati»: in fase di emergenza non chiamano più né Comune né vigili del fuoco e ai risarcimenti non pensano proprio. «Tanto», dicono i negozianti della zona stadio, «sono tutti impegnati a tamponare emergenze più importanti altrove». Dal Comune arriva la replica del vice sindaco Antonio Blasioli: «Vi possono essere dei tombini otturati ma per garantire una pulizia costante nel periodo della caduta delle foglie occorrerebbe intervenire più volte al giorno su ciascuno dei 23mila tombini cittadini. E' altrettanto evidente la necessità di procedere alla loro pulizia e Attiva lo fa avvalendosi ultimamente anche di un autospurgo, oltre al fatto che l'azienda dedica molta più attenzione alla manutenzione degli stessi nelle zone critiche soggette ad allagamento rispetto a quelle che storicamente non si allagano. La presenza di alcuni tombini parzialmente otturati non può quindi, da sola, giustificare gli allagamenti che registriamo ma che si ritirano molto velocemente (nell'arco di qualche ora dalla fine delle precipitazioni violente) tornando a intercettare le acque bianche fino a totale prosciugamento, proprio grazie a questi interventi».
Valeria Colamonaco, titolare da un anno della bottega casearia Sapori di Puglia, ha chiesto aiuto al papà Francesco. Insieme si sono attrezzati e quando il getto d'acqua entra potente nel negozio, immediatamente attivano la pompa a immersione per succhiare il liquido.
«Una operazione necessaria», dicono padre e figlia, «altrimenti non riusciremmo ad aprire bottega. Contemporaneamente sulla strada, accanto ai marciapiedi di fronte, apriamo i tombini, dove si accumulano gli aghi di pino altamente otturanti, con un attrezzo di ferro per far defluire l'acqua più rapidamente. Gli olezzi sono insopportabili, abbiamo chiesto al Comune di dotarci di sifoni per attutire i miasmi».
Franco Biancofiore, responsabile del Ritrovo del Parrozzo, mostra i segni del livello dell'acqua sulle panche di legno: gli allagamenti del locale sono devastanti, come testimoniano le foto scattate da Rita Consorte. «Ogni volta che piove è la stessa storia», protesta Biancofiore, «scope e palette per trascinare fuori acqua e liquami sono sempre pronti. Sbagliato definirli eventi eccezionali, queste sono ormai piogge normali», derivanti dai cambiamenti climatici degli ultimi tempi. Giovanni De Vitis, dipendente del Millenium scommesse, definisce "laguna" il territorio invaso dagli allagamenti che coinvolge gli incroci di viale Pepe con via Marconi e viale Pepe con via Benedetto Croce. In questo spezzone di quartiere il livello dell'acqua mista a scarichi fognari «può arrivare anche fino a 50 centimetri», conclude De Vitis.
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