Nei filmati l’auto che ha portato gli ordigni

Riprese al vaglio della polizia. Sequestrati altri computer all’indagata. M5S: «No a climi di terrore»
PESCARA. E' stata una sola persona a posizionare i finti pacchi bomba in cinque diversi punti della città, mercoledì mattina? O, forse, chi ha agito aveva uno o più complici? E' uno degli interrogativi che gli investigatori della squadra mobile, diretti da Dante Cosentino, si sono posti nelle indagini sull'allarme scattato due giorni fa, attorno alle 7,30, sotto casa del sostituto procuratore Rosangela Di Stefano, davanti alla sede del comando provinciale dei carabinieri e dinanzi al tribunale, oltre che al Distretto sanitario di base della Asl di via Rieti e in viale Marconi. Dinanzi a cinque edifici, evidentemente strategici per chi ha ideato e organizzato tutto, sono stati posizionati dei plichi e il messaggio apposto su ognuna delle cinque buste annunciava che si trattava di bombe. Ma all'interno non c'era esplosivo, come ha dimostrato l'intervento degli artificieri che si sono occupati, con tutte le cautele del caso, di quelle buste misteriose. Dalle immagini delle telecamere, alcune delle quali esaminate immediatamente dagli uomini della squadra mobile e dai carabinieri della compagnia di Pescara, si vede una persona, presumibilmente una donna, con abbigliamento nero simile a un burqa e degli occhiali, pare da sole. Ma non è escluso che abbia agito con il supporto di altri, tenendo conto che gli edifici prescelti per il finto attentato sono lontani tra loro e che le buste sono state scoperte una dopo l'altra facendo scattare i vari allarmi bomba in un arco temporale ristretto, da un punto all'altro della città. Delle risposte potrebbero arrivare dalle immagini delle telecamere acquisite nelle zone dove si è scatenato il trambusto, già allo studio degli investigatori: quei filmati, registrati attorno alle 7, potrebbero dare risposte sulle persone e forse anche i veicoli passati in prossimità dei cinque punti prescelti dall'autore di tutto, se non anche su sopralluoghi eseguiti nei giorni precedenti. Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento dei pacchi, la squadra mobile e carabinieri hanno effettuato delle perquisizioni a carico di una sospettata, Daniela Lo Russo, che potrebbe nutrire risentimento nei confronti della Di Stefano: nella casa dove vive, ai colli, e in un ufficio che si trova nella zona di via Lungaterno, sono stati sequestrati, tra l'altro, alcuni computer, che ora dovranno essere analizzati, alla ricerca di eventuali elementi utili alle indagini. Il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari (m5s)ha espresso la sua solidarietà al pm Di Stefano e alla procura: «Il tentativo di instaurare un clima di terrore nella nostra regione non deve trovare spazio, alla criminalità c’è una grande fetta di Paese che si oppone lavorando sui principi della giustizia e della legalità».

