Nel 2024 aumenta l’assegno per i figli

Il sostegno erogato dall’Inps: chi ne ha diritto e in che misura
L'AQUILA. Può raggiungere i duecento euro al mese per ogni figlio grazie a un aumento di circa 10 euro rispetto alla somma attualmente percepita. L'assegno unico per i figli a carico, nel 2024, salirà leggermente in base alla relativa fascia Isee. Inoltre, potrebbero esserci altre misure a supporto delle famiglie numerose e bonus per chi fa più figli, a partire dal secondo. L’Assegno unico e universale è una misura a sostegno di tutte le famiglie contribuenti che vivono in Italia e hanno dei figli a carico: si tratta di un contributo economico entrato ufficialmente in vigore il 1° marzo 2022, che ha sostituito le tante, piccole, misure e i bonus degli anni precedenti raggruppandoli in un solo contributo. Vediamo, in questa guida, chi ne ha diritto e in che misura.
COME RICHIEDERLO.
Il sostegno viene erogato dall’Inps ed è proporzionale all’Isee presentato, in fase di domanda, dai genitori: più è alto il reddito, minore è il contributo economico ricevuto.
La somma però può essere maggiorata in caso di famiglie numerose. Per richiedere l’assegno è possibile presentare la domanda direttamente online, corredata di tutti i documenti richiesti, oppure inoltrare richiesta tramite patronato. L'agevolazione riguarda, in particolare, i nuclei familiari con figli a carico in un’età compresa tra 0 e 21 anni. Viene riconosciuta in presenza dei seguenti requisiti: per ogni figlio minorenne a carico e per i nuovi nati a decorrere dal settimo mese di gravidanza o per ogni figlio maggiorenne a carico fino al compimento del ventunesimo anno di età che frequenti un corso di formazione scolastica, professionale o un corso di laurea, sia registrato come disoccupato e sia attivamente alla ricerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego, svolga il servizio civile universale, un tirocinio o un’attività lavorativa con un reddito annuale inferiore agli 8.000 euro. Viene erogato anche a chi ha figli con disabilità, in tal caso senza limiti di età.
CHI RIGUARDA.
Il documento Isee non è obbligatorio per l’accettazione della domanda, ma in caso di assenza viene erogato il contributo minimo previsto per ogni figlio a carico. La misura riguarda tutte le categorie di lavoratori: dipendenti pubblici e privati, autonomi, pensionati, disoccupati e inoccupati.
Al momento della presentazione della domanda, e per tutto il periodo del beneficio, è necessario che il richiedente (uno dei genitori, entrambi, oppure il figlio maggiorenne a cui la misura è rivolta) siano in possesso dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno. L’importo dell’assegno è proporzionale all’Isee e, per il 2023, può variare da un minimo di 54,10 euro per ogni figlio minore a carico, nel caso in cui l’Isee superi o sia uguale a 43.240 euro annui fino a un massimo di 189,20 euro per ogni figlio minore a carico, per le famiglie con Isee fino a 16.215 euro. Può essere maggiorato nei seguenti casi: per i figli con età inferiore a un anno aumenta del 50%; per i nuclei familiari con almeno tre figli cresce del 50% per ciascun figlio, nella fascia di età tra uno e tre anni, ma solo con Isee inferiore a 40.000 euro; per i nuclei familiari con almeno quattro figli a carico aumenta del 50% la maggiorazione forfettaria.
Per i figli disabili la maggiorazione varia in base alla gravità della disabilità, per le madri di età inferiore ai 21 anni è prevista una maggiorazione di 20 euro per ogni figlio. Infine, per i nuclei vedovili viene erogata d’ufficio al genitore vivente una maggiorazione per un periodo massimo di cinque anni successivi all’evento luttuoso.
LE FASCE ISEE.
Vengono aggiornate annualmente dall’Inps in base all’andamento dell’inflazione e altri fattori che possono incidere negativamente sui redditi delle famiglie. Per il 2023, come si diceva, l’importo massimo è di 189,20 euro mentre il minimo è di 54,10. Entrambi saranno maggiorati di circa 10 euro dal prossimo anno.
È però complicato dividere gli importi per ogni fascia Isee: ce ne sono tantissime e ognuna differisce da quella precedente per un centinaio di euro. Ad esempio, dopo la fascia fino a 16.215 euro, ne è presente una che va da 16.215,01 euro fino a 16.3223,10 euro con un importo mensile pari a 188,60 euro. Quella successiva comprende un Isee tra 16.323,11 euro e i 16.431,20 euro, con un importo mensile pari a 188,10 euro. Si continua a scalare fino a raggiungere i 43.240 euro e un assegno di 54,10 euro mensili per figlio.
La domanda per ricevere l’assegno unico e universale può essere compilarla in qualsiasi momento. Chi ha già presentato istanza, accolta favorevolmente, nel periodo gennaio 2022 – febbraio 2023 non dovrà presentare nuove richieste: dal 1° marzo 2023 l’assegno viene erogato in automatico tra il 10 e il 20 di ogni mese. La domanda può essere presentata direttamente online sul sito dell’Inps, contattando il numero verde 803.164 oppure tramite il patronato.
QUANDO VIENE PAGATO.
Il pagamento viene effettuato dall’Inps due fasi ben distinte: tra il 10 e il 20 di ogni mese per tutti gli assegni che non hanno subito variazioni rispetto al mese precedente; tra il 20 e il 30 di ogni mese tutte le nuove domande di assegno approvate nel mese precedente e tutti gli importi che hanno subito una modifica per le variazioni del nucleo familiare o per la presentazione di un nuovo Isee. L’assegno unico può essere erogato in diverse modalità, da dichiarare durante la compilazione della domanda: accredito su conto corrente bancario o postale, libretto di risparmio dotato di codice Iban, carta di credito o di debito dotata di codice Iban e bonifico domiciliato presso lo sportello postale. Inoltre, per tutte le domande che sono state presentate tra il 1° marzo e il 30 giugno di ciascun anno, l’Inps eroga anche gli arretrati a partire dal mese di marzo.. In caso di genitori separati, infine, la misura viene pagata al genitore che ne fa richiesta o in misura uguale a entrambi i genitori, in base agli accordi sottoscritti. In linea generale, l'assegno spetta al genitore affidatario che presenta la domanda, ma se c'è un accordo può essere diviso in parti uguali.
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