Nell’enciclica il Francesco di Tommaso da Celano

21 Giugno 2015

Papa Bergoglio cita il beato marsicano per lodare il rapporto del Santo di Assisi con i poveri e gli abbandonati

AVEZZANO. Nelle 192 pagine dell'Enciclica «Laudato si'» di Papa Francesco, frequenti sono le citazioni tratte dall'opera di fra' Tommaso da Celano, primo biografo del Santo di Assisi. Di fra' Tommaso, le cui spoglie riposano nella chiesa di San Francesco a Tagliacozzo e che il popolo dei fedeli venera come beato, fino a poco tempo fa, si conoscevano solo due biografie ("Vite") del Santo. La prima scritta nel 1228, su incarico di Papa Gregorio IX, e la seconda nel 1244, su commissione del ministro generale dell'Ordine, Crescenzo da Jesi. Nel gennaio scorso, uno studioso francese di Storia medievale, Jaques Dalarun, fa una straordinaria scoperta: una nuova biografia inedita del santo a firma di fra' Tommaso. L'opera, che faceva parte della collezione di un mercante d'arte americano, è stata acquistata dalla Biblioteca nazionale francese per 60mila euro. Quella ritrovata viene considerata una biografia intermedia tra la prima e la seconda.

«In questa nuova biografia», riferisce il 26 gennaio lo studioso francese all'Osservatore romano, «fra' Tommaso parla di un viaggio di Francesco a Roma, ma non come il pellegrinaggio di una persona che ha abbracciato la vita religiosa, ma come un viaggio d'affari di un mercante che resta colpito dalla povertà dei mendicanti che vede vicino a San Pietro e si chiede se sarebbe in grado di vivere un'esperienza simile. Tommaso», prosegue lo studioso, «spiega che Francesco riparava i buchi nella sua tonaca usando fibre tratte dalla corteccia degli alberi e dalle erbe che trovava nei campi, proprio come faceva chi non aveva assolutamente nulla, neanche gli strumenti per cucire».

La nuova biografia, presentata qualche giorno fa Bologna, si muove, per usare le parole del suo scopritore, tra «povertà e creazione. Sembra una vita di Francesco scritta per Papa Francesco, perché sono i temi più cari al Pontefice».

«La povertà di Francesco», spiega Dalarun, «non è una povertà simbolica, una figura spirituale. E' la povertà sociale dei poveri. Francesco chiama tutte le creature sorelle e fratelli, perché tutti abbiano un unico principo, un'unica origine».

«San Francesco», scrive il Papa nell'Enciclica, riportando un passo della prima biografia di fra' Tommaso, «mostrò una particolare attenzione verso le creature di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Entrava in comunicazione con tutto il creato e predicava persino ai fiori e li invitava a lodare e ad amare Dio, come esseri dotati di ragione».

Nel 1260, fra' Tommaso ottenne il suo ultimo incarico come direttore spirituale al convento delle Clarisse di Tagliacozzo, dove morirà 5 anni dopo. Fu sepolto nella chiesa di San Giovanni di Val di Varri (Sante Marie) annesso al monastero. Nei secoli successivi Celano ha cercato più volte di riavere le spoglie del frate. Un sogno che si è infranto contro l'intransigenza di Tagliacozzo, determinata a custodire nella chiesa che porta il nome del Poverello d'Assisi i resti dell'illustre francescano.

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