Nella prigione della precarietà

La terra trema tre volte: per il terremoto, per il freddo e per la paura
L’AQUILA. L'Abruzzo trema. Trema per le scosse di terremoto. Trema per il freddo. Trema per la paura.
Due fenomeni naturali _ neve e terremoto _ si sono "alleati" per buttare centinaia di migliaia di persone nel panico. Una regione intera all'improvviso ha scoperto la precarietà in giornate che dovevano essere ordinarie. Stare in casa non è più sicuro. Salta l'energia elettrica, l’acqua nelle tubature gela, il riscaldamento va in tilt, se provi a uscire devi prima trovare chi ti toglie la neve davanti all'uscio. E se poi ci si mettono anche le scosse di terremoto, forti e ripetute, siamo al si salvi chi può.
Quando si è dentro una catastrofe naturale ciò che terrorizza è l'impotenza.
Assunta Perilli abita a Campotosto. Ieri mattina il paese era completamente isolato. Alla prima scossa l'istinto le ha consigliato di scappare all'esterno ma la neve bloccava strade e stradine. E' dovuta rientrare in casa con il terrore appiccicato addosso. Il sindaco Luigi Cannavicci ha riaperto in fretta e furia alcuni map (alloggi provvisori costruiti dopo il 2009) per metterci gli anziani in difficoltà.
Dino Cipriani sempre da Campotosto racconta della solidarietà di tanti suoi compaesani che abitano nei map e che si sono offerti di ospitare per almeno una notte chi non si sente protetto in casa sua. Per una notte. Poi domani si vedrà.
La precarietà e la paura sono un mix che nel cervello fa frullare un solo pensiero: trovare un posto sicuro per scacciare gli incubi che agitano il sonno.
A Montereale Santina Corona volontaria della Pubblica assistenza racconta degli anziani della residenza sanitaria che sono stati evacuati e sistemati all'ospedale dell'Aquila e in case di riposo del circondario. Ma non solo loro. Un'altra decina di anziani è stata portata prima nelle grandi tende allestite nell'agosto scorso e poi, dopo una affannosa ricerca, sistemata in strutture dove gli anziani hanno passato la notte. Se chiedi a Santina qual è la condizione psicologica delle persone che ha incontrato risponde secca: terrorizzate.
Ad Aringo, piccola frazione di Montereale Dario Tudini dice che la sua associazione "Aringo Club" si è dovuta organizzare per andare a prendere casa per casa intere famiglie, soprattutto coppie avanti negli anni per portarle a Roma da amici e parenti. Una sorta di esodo biblico, una fuga disperata verso un po' di serenità. Torneranno, forse, quando la natura darà segni più concilianti. Ma chissà se torneranno i tanti turisti che d’estate affollavano i centri dell’Alta Valle dell’Aterno, la vera e forse unica risorsa per questi borghi in cerca disperata di futuro.
Gaetana D’Alessio vive a Mascioni, altra frazione di Camposto e attraverso i social lancia un vero e proprio grido dall’allarme: «I telefoni sono saltati, l’elettricità non c’è, nelle case si gela». Isolati dal mondo.
A Pizzoli il sindaco Giovannino Anastasio ieri mattina aveva il problema si spalare la neve dalle strade. Dopo la prima scossa, con la gente che voleva uscire da casa, ha dovuto provvedere anche a togliere la neve davanti alle porte e trovare una sistemazione a chi non se la sentiva di tornare fra le quattro mura domestiche. C'è chi si è infilato in macchina ma di questi tempi pensare di restarci è pura follia. E allora il palazzetto dello sport è diventato un grande dormitorio, una soluzione tampone «ma i prossimi giorni non saranno facili» dice il primo cittadino «bisognerà trovare soluzioni in grado di dare risposte alla precarietà». Precarietà, parola che ritorna, che diventa simbolo di una regione in ginocchio.
Carmelo Marotta è un giovane volontario di Camarda, una frazione del Comune dell'Aquila alle falde del Gran Sasso. «Qui non abbiamo visto nessuno per tutta la giornata, stiamo andando a prendere persone anziane isolate a causa della neve per portarle nel nostro centro polivalente. Ci sono zone senza energia elettrica e tutto si complica, alla paura del terremoto si aggiunge il "panico" di restare senza energia elettrica e senza acqua» sottolinea Marotta. Stare in casa in questi giorni da tregenda, assaliti da neve e terremoto, è quasi una condanna. Le mura diventano un ostacolo, una minaccia. Si fugge per trovare le certezze perdute. Sfuma anche la fiducia in chi dovrebbe proteggerti.
Quando hai paura sei solo. Con i tuoi pensieri e le tue ansie. Aspettando solo che passi la nottata e che le scosse abbiano un po’ di pietà .
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