Nelle carte dell’adozione non c’è la malattia del papà

25 Luglio 2014

Bimbo ucciso, il fascicolo non contiene traccia del disturbo di Maravalle E la sentenza di un giudice rivela: nessuna famiglia russa voleva Maxim

PESCARA. Il fascicolo dell’adozione di Maxim è arrivato dall’Aquila in procura nel primo pomeriggio di ieri e, a un primo esame da parte degli inquirenti, ha già dato una prima risposta: nelle carte non ci sarebbe traccia del disturbo psichiatrico di Massimo Maravalle, il tecnico informatico di 47 anni che ha ucciso il bimbo e che si trova in carcere dal 18 luglio.

Il fascicolo di circa 200 fogli è nelle mani del pm Andrea Papalia che dovrà esaminarlo in maniera più approfondita passando al setaccio tutta la documentazione per verificare se l’adozione del piccolo Maxim, arrivato dalla Siberia a Pescara nel maggio 2012, è stata regolare e se il bimbo poteva essere affidato a un uomo in cura psichiatrica da 8 anni. Per il momento, però, una prima visione della pratica non avrebbe portato gli investigatori, gli uomini della squadra Mobile alla guida di Pierfrancesco Muriana, a trovare grandi anomalie ma, anzi, a confermare quello che già aveva detto il tribunale dei minori quando, il giorno del delitto, aveva rilasciato una dichiarazione di «sgomento» di fronte all’omicidio del bimbo e di grande sorpresa perché, come avevano detto: «Non sapevamo nulla della malattia di Maravalle». Il fascicolo dovrà essere vagliato in ogni suo aspetto ma, sempre al primo esame, ha smentito anche quello che la Russia aveva detto attraverso l’agenzia Itar-Tass: «Ai parenti di Maxim e ad altri cittadini russi è stata negata l’adozione del bambino», diceva l’agenzia riportando anche l’apertura di un’inchiesta russa parallela a quella di Pescara. E invece nelle pratiche dell’adozione del povero bimbo c’è una sentenza di un giudice russo che dice il contrario: il bambino sarebbe stato tolto alla madre perché ritenuta non idonea e rifiutato dal padre che aveva messo nero su bianco la rinuncia al piccolo. Non solo, ma la sentenza russa aggiunge altri particolari drammatici all’epilogo di una bambino che aveva lasciato la Siberia e quell’orfanotrofio ai confini del mondo sperando in una vita migliore. L’adozione, contrariamente alle notizie rimbalzate dalla Russia all’Italia, era stata proposta a cittadini russi, ma mai nessuno aveva voluto accogliere il povero Maxim. Una vita disgraziata nel Paese natale, nell’orfanotrofio di una cittadina di circa 200 mila abitanti, con due fratelli più grandi che mai hanno chiesto di lui, così come la famiglia, fino all’arrivo a Pescara dove il piccolo ha vissuto due anni felici prima trovare la morte per mano del papà.

Chi ha sbagliato in questo dramma? Una volta esaminato con attenzione il fascicolo, gli investigatori torneranno a raccogliere testimonianze per fugare ogni dubbio sull’adozione del bimbo. Tutte le figure che hanno ruotato attorno all’adozione verranno, probabilmente, ascoltate ancora dagli inquirenti mentre, tra meno di due settimane, comincerà la perizia psichiatrica su Maravalle. Ieri mattina il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea ha affidato l’incarico della perizia allo psichiatra Renato Ariatti, il professionista che si è già occupato delle perizie su Annamaria Franzoni e su Bernardo Provenzano Il perito – i consulenti di parte dovranno ancora essere nominati – avrà 90 giorni di tempo e inizierà a lavorare dal primo agosto. L’udienza è stata fissata al 25 novembre. Uno dei legali di Maravalle, l’avvocato Alfredo Forcillo, sull’opportunità di chiedere misure diverse per il suo assistito, ha ribadito il suo no aggiungendo: «Se si manifesteranno esigenze di tutela della salute particolari si provvederà in questo senso», ha detto, «altrimenti attenderemo tranquillamente».

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