Nelle piccole imprese 10mila posti a rischio: allarme dei sindacati

Richiesti gli ammortizzatori sociali da oltre 1.500 aziende Filcams Cgil: «Misure di sostegno sufficienti fino a maggio»
PESCARA. Un esercito di diecimila lavoratori in difficoltà che in buona parte rischia di uscire con le ossa da rotta dalla crisi economica generata dall’emergenza coronavirus: tanti sono infatti i dipendenti per i quali a Pescara è stato richiesto l’accesso agli ammortizzatori sociali. A rivelarlo è Lucio Cipollini, coordinatore regionale della Filcams Cgil. «Tra assegno ordinario e cassa integrazione in deroga sono arrivate oltre 1.500 domande da piccole e medie imprese, per un totale di circa diecimila lavoratori dei settori che seguiamo come Filcams, ovvero commercio, turismo, pubblici esercizi e attività come parrucchiere ed estetiste», spiega Cipollini, «non sono tutte attività ferme, perché c’è chi, come ad esempio il comparto alimentare, sta lavorando. E per certi versi il problema grande non è neanche adesso, nell’immediato, ma quando comincerà la fase della ripartenza, che rischia di essere traumatica se non arrivano forme di sostegno adeguate».
Secondo Cipollini il pericolo è «un disastro a livello occupazionale, che oggi non è visibile perché il Governo ha messo in campo gli ammortizzatori sociali e ha sospeso le procedure di licenziamento, ma che tra qualche mese rischia di tradursi in una morìa di aziende di proporzioni inimmaginabili: considerando il numero di aziende che hanno richiesto gli ammortizzatori e il numero di dipendenti coinvolti, parliamo di aziende che mediamente hanno 6-7 dipendenti».
La questione interessa chi, in caso di “fase due” a partire dal 4 maggio, dovrà fare i conti con il distanziamento sociale: «I ristoranti ad esempio dovranno fare i conti con la riduzione dei coperti, e quindi degli incassi, che a ricaduta si ripercuoteranno sui dipendenti, e lo stesso vale per attività come le parrucchiere», dice il coordinatore Filcams, «nel settore alimentare vanno bene i negozi di prossimità, ma sta comunque soffrendo la grande distribuzione, oggi penalizzata dalle limitazioni di movimento che limitano la clientela al territorio comunale e domani dalla ridotta possibilità di spesa. Per i negozi di abbigliamento sono saltati gli incassi della collezione primavera-estate, per non parlare dei lavoratori stagionali del turismo che non rientrano neanche negli ammortizzatori attuali».
Finora, per Cipollini, le conseguenze dell’emergenza sanitaria vengono coperte al massimo fino a maggio. «A preoccupare è la mancanza di certezze sugli ammortizzatori sociali a partire da giugno, quando inizierà una ripresa lenta, che si protrarrà a lungo: per questo chiediamo», sottolinea l’esponente della Cgil, «al governo nazionale e alla Regione di programmare interventi economici da mettere in atto nel corso dell’estate, Non mettiamo certo in dubbio che l’emergenza sanitaria sia la prima cosa ma, se è vero che chiudere tutto è facile, è altrettanto vero che è difficilissimo riaprire».
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