Nespoli: presto lune di miele nello spazio

L’astronauta premiato ieri all’Aquila: entro 10 anni si potrà andare in orbita con 100mila euro. L’allunaggio mi ha stregato
L’AQUILA . Astronauta, ingegnere, militare dall’animo romantico. «Tra una decina d’anni sarà possibile fare una luna di miele in orbita, con meno di 100mila euro». È così che Paolo Nespoli, tre missioni nello spazio e un carattere tutt’altro che coriaceo, ipotizza il turismo del futuro. Seduto su un divanetto bianco, indosso la tuta blu dell’Agenzia spaziale europea, si lascia andare a una conversazione prima di salire sul palco della sala Fermi dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, affollata di studenti, per ricevere il premio “Scienza giovani 2018” della Società italiana della scienza e dell’ingegneria. Dalle missioni nello spazio, alla terra vista dalla lassù: per Nespoli non c’è fine alla sete di sapere e di nuove avventure. L’astronauta è un “mestiere” per pochi eletti.
Come è arrivato nello spazio?
«La mia carriera è partita da un sogno da bambino, guardando gli astronauti americani che salterellavano sulla luna. Voglio fare l’astronauta, ho pensato. Poi, le cose sono andate come sono andate e per tre volte mi sono ritrovato in missione dopo tre selezioni e dieci anni di allenamenti prima di volare. Oggi per andare nello spazio devi essere un astronauta professionista, devi prendere un brevetto ed è un passaggio complesso, lungo, costoso. Per cui ce ne sono pochi, ma in futuro la situazione cambierà».
Qual è la sensazione nell’osservare la terra da lontano?
«Il lancio nello spazio è la realizzazione di un sogno impossibile: un’emozione molto forte dal punto di vista personale. Ma l’astronauta in orbita è una forza lavoro che deve fare esperimenti e ampliare le conoscenze anche per migliorare la vita sulla terra». Il turismo spaziale avrà un futuro?
«Andare nello spazio, godere dell’assenza della forza di gravità e guardare la terra da lassù sono sensazioni così belle che catturano. Anch’io tornerò nello spazio da turista. Già nel 2019 cominceranno a volare le prime navicelle commerciali; ci vorrà un anno perché abbiano fatto abbastanza voli per essere considerate utilizzabili. I primi turisti pagheranno 20-30 milioni di dollari per un viaggio nello spazio, ma poi i prezzi si abbasseranno. Immagino che in una decina d’anni sarà possibile fare una luna di miele o una vacanza in orbita con non più di 100mila euro, il costo di una macchina dalle buone prestazioni».
Cosa spinge un astronauta ad andare nello spazio?
«L’essere umano è condannato alla ricerca, alla necessità di conoscere ciò che lo circonda. Andare nello spazio consente di superare i confini per guardare la terra da un’altra angolazione. Ciò che si percepisce di più è lo stato di equilibrio di questo pianeta: capisci che siamo su una nave in viaggio nell’universo e quelli che sono a poppa forse farebbero bene a mettersi d’accordo con quelli che sono a prua, o potrebbe andare a fondo».
Il suo è un monito a chi governa la terra?
«Mi piacerebbe che nello spazio andassero filosofi, fotografi, scrittori, giornalisti e musicisti per raccontare il pianeta in cui viviamo in modo diverso. Salterebbero fuori aspetti incredibili. Questo posto che noi viviamo come bello, fisso, quasi indistruttibile, va preservato. Da fuori si avverte la necessità di cominciare a ragionare insieme su cosa stiamo facendo al pianeta, come utilizzare le risorse, se stiamo inducendo cambiamenti essenziali: riflessioni che dallo spazio appaiono molto più nitide».
I prossimi step?
«Continuare l’esplorazione del sistema solare: la luna, Marte, andare avanti. In futuro dovremmo cercare di trovare il modo di viaggiare alla velocità della luce, anche se Einstein dice che non si può. Faremo cose che oggi sembrano fantascienza».
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