«Nessun abuso, i lavori erano già previsti»

10 Gennaio 2023

Il processo sui lavori nella casa del consigliere comunale Pagnanelli: in udienza parla il dirigente Silverii

PESCARA. «Conoscevo personalmente Francesco Pagnanelli, ma non avevo con lui rapporti così intensi da impormi l’astensione e proprio il suo ruolo mi ha indotto a particolare prudenza in quel procedimento».
A parlare è il dirigente comunale Gaetano Silverii, uno dei quattro imputati nel processo a carico dell’esponente politico del Pd ed ex presidente del consiglio comunale all’epoca dei fatti, relativi ai lavori di ristrutturazione di un fabbricato situato in centro a Pescara, di proprietà dello stesso Pagnanelli (con loro sono imputati anche il funzionario Salvatore Giannitti e il progettista Carlo Galimberti). Silverii ha fatto queste dichiarazioni ieri mattina, nel corso dell’ultima udienza istruttoria prima della discussione, nel corso della quale ha voluto sottoporsi all’interrogatorio del pm e rispondere anche alle domande del suo legale, Giuseppina D’Angelo.
Tutti gli imputati sono accusati di abuso d’ufficio, mentre Pagnanelli e Galimberti anche dei reati di abuso edilizio e falso, in relazione ai permessi a costruire rilasciati, secondo l’accusa, anche per favorire l’esponente politico.
«Il problema lo risolvo io, lo dissi», riferisce ancora Silverii al collegio, «perché non avevo bisogno neppure dell’apporto di un tecnico, perché la norma era chiara e i parametri erano pienamente rispettati, e la decisione spettava a me come dirigente». L’imputato ha spiegato anche che quegli incontri in Comune, considerati invece dall’accusa una sorta di corsia preferenziale per Pagnanelli, erano al contrario la norma e venivano richiesti sempre dai tecnici esterni: «Si facevano per prassi per ridurre al minimo», spiega Silverii, «contenziosi davanti alla giustizia amministrativa. In quel caso, vista la mia decisione di revocare la Scia chiesta dal progettista, si trovò l’accordo nel ritirare la Scia e chiedere un permesso a costruire in sanatoria».
Prima di Silverii il collegio aveva ascoltato il consulente di Pagnanelli, l’architetto Giuseppe Tavani, che ha risposto prima alle domande dei legali Giulio Cerceo e Cesare Borgia, poi del pm Giuliana Rana.
L’esperto ha spiegato nel dettaglio la regolarità di tutti i passaggi tecnici che vennero fatti, evidenziando anche degli “errori”, a suo dire, presenti nel capo di imputazione rispetto ad alcune date fondamentali. «Tutti i passaggi», ha detto, «sono stati documentati nelle due richieste: il permesso a costruire prima e la Scia dopo».
Norme dettate dal decreto sviluppo che andava in deroga a certi requisiti: «l'ampliamento su via Dante è sicuramente legittimo», ha detto il consulente che ha poi depositato la sua relazione al collegio, «perché i lavori erano quelli già previsti nella Scia». Il problema nacque da un sopralluogo che effettuò il servizio abusivismo, rilevando delle difformità rispetto al progetto iniziale.
Per il 12 giugno prossimo è prevista la discussione e a seguire la sentenza. (m.cir.)