Niente aiuti per gli affitti di 500 famiglie indigenti

Il sindacato degli inquilini Sicet avverte i cittadini in attesa dei contributi «Per il secondo anno il governo non ha stanziato i fondi per pagare i canoni»
PESCARA. Per il secondo anno consecutivo, le famiglie meno abbienti dovranno rinunciare agli aiuti per pagare gli affitti di casa. Il governo non ha stanziato il fondo per finanziare i contributi destinati ai cittadini con redditi bassi che pagano i canoni di locazione di alloggi privati. A darne notizia è il segretario regionale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, Alberto Corraro.
«Ho avuto la conferma», dice, «per il secondo anno consecutivo del Fondo sociale affitti nemmeno l’ombra. La Legge di bilancio di fine anno, come quella del 2016, non ha previsto un solo euro per le famiglie che abitano in affitto. Pertanto quest'anno niente domande e niente aiuti per le circa 500 famiglie di Pescara (e le migliaia abruzzesi) che aspettano il provvidenziale aiuto: famiglie che più di altre risentono dei problemi economici visto che in media il canone assorbe il 50 per cento del reddito».
«Il Fondo sociale nazionale, istituito nel 1998 dalla legge 431 del 1998», fa presente, «è di grande importanza per quelle famiglie che non ce la fanno a sostenere il peso di un affitto privato, ma che nel contempo mancano dei requisisti per accedere alle case popolari. Dinanzi alle difficoltà economiche che vivono le famiglie e alla costante riduzione degli alloggi popolari, che vengono venduti per ripianare i deficit delle Ater, l’unica cosa rimasta per contrastare la disperazione delle famiglie in affitto era il Fondo sociale affitti e, invece, le risorse sono state azzerate».
Corraro non nasconde la sua preoccupazione per le conseguenze di questa decisione. «Questa situazione non fa che accrescere il disagio delle famiglie in affitto», fa notare, «spingendole verso la morosità nel pagamento del canone. Viene così confermato l’indebolimento economico della classe media, che progressivamente va a ingrossare le famiglie a rischio povertà e fa segnare un aumento, all’interno della classe media, della componente che si trova a fronteggiare il problema casa. E ora il problema si acuirà, tutte le tensioni si scaricheranno sugli alloggi in affitto gestiti dalle Ater, peraltro già a corto di risorse, le quali stanno gradualmente vendendo il patrimonio per sopravvivere e fare una superficiale manutenzione degli alloggi. Mentre la domanda di alloggi pubblici è purtroppo crescente, alimentata da una crisi spaventosa che non sembra aver dispiegato ancora tutti i suoi effetti sul tessuto sociale».
Il Fondo per il sostegno affitti è un contributo economico finanziato dallo Stato, assegnato alle Regioni e poi suddiviso tra i vari Comuni ed è destinato alle famiglie in difficoltà con il pagamento dell’affitto sul mercato privato. Beneficiari del fondo sono gli inquilini con bassi redditi che hanno un contratto di locazione con proprietari privati.
«Il Fondo», ricorda Corraro, «è stato elargito a partire dal lontano 1999, all’Abruzzo andarono esattamente 2.085.452, euro di cui 332.030 a Pescara. Oggi, invece, zero euro».
Il contributo annuo di cui ogni famiglia in affitto poteva beneficiare variava da uno a 3.100 euro e la somma erogata dipendeva da due elementi: reddito lordo e canone annuo pagato al proprietario.
Ogni anno, dal 1998, circa 8.000 famiglie residenti in 150 Comuni abruzzesi, hanno beneficiato del contributo statale a fondo perduto.
«Per queste famiglie l’incidenza del reddito sul canone tocca in media il 49 per cento», afferma il segretario Sicet, «questo significa che per pagare l’affitto di casa se ne va circa metà del reddito disponibile. Considerando, tra l’altro, che il dato parla di reddito imponibile, dunque lordo. A parità di canone, i pensionati al minimo che vivono soli impiegano anche il 60-70 per cento della loro pensione per pagare l’affitto. Lo stesso per i lavoratori dipendenti monoreddito con due e più figli. E se ci mettiamo le bollette, il condominio e il contestuale ridotto potere di acquisto, la situazione si fa tragica».
«I dati indicano che le famiglie pescaresi in affitto, con la crisi economica, sono diventate una categoria sociale a se stante, la categoria dei sofferenti», avverte, «la sofferenza è l’affitto che preme sul reddito, rendendo la vita quotidiana un sacrificio per centinaia di famiglie. Famiglie che devono stringere i denti per arrivare alla fine del mese senza indebitarsi con familiari, parenti, o peggio. Famiglie che risparmiano su tutto per non diventare morose con l’affitto».
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