Niente Movida, i gestori rischiano anche la licenza

22 Maggio 2020

Primo fine settimana di riaperture: gli assembramenti rimangono vietati Ordine del Viminale di potenziare la vigilanza nelle principali piazze abruzzesi

PESCARA. L’arrivo del primo weekend con la riapertura dei locali pubblici fa scattare l’allarme movida anche in Abruzzo. Le questure delle quattro province, su disposizione del Viminale, hanno ordinato controlli mirati nelle piazze e in tutti i luoghi dove prima dell’8 marzo ci si riuniva abitualmente, da Pescara all’Aquila, passando per Teramo, Chieti, Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano. Ci saranno pattugliamenti fino a tarda sera per impedire alle persone di stare troppo vicine, accalcate e soprattutto senza mascherina. Perché è vero che all’aperto non c’è alcun obbligo di stare con la bocca e il naso coperti, ma si deve farlo quando non è possibile mantenere la distanza di almeno un metro dagli altri.
DOPPIA CIRCOLARE. Il piano predisposto dal ministero dell’Interno arriva dopo l’entrata in vigore del decreto che consente libertà di spostamento all’interno della regione. Per il ministro Luciana Lamorgese e il capo della polizia Franco Gabrielli si deve intervenire «prima che sia troppo tardi». Sono due le circolari di riferimento. La prima è rivolta ai prefetti e ricorda «il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico». L’altra iniziativa è di Gabrielli che raccomanda ai questori di assicurare «il rispetto del divieto di aggregazione di persone e l’osservanza delle misure di distanziamento sociale».
CHI CONTROLLA. Polizia, carabinieri, finanzieri e agenti della polizia locale sono stati allertati per presidiare tutte le aree maggiormente frequentate a partire dalle 18. C’è il pericolo di tornare indietro, facendo impennare i contagi, con il rischio di nuove e drastiche chiusure, soprattutto nel Pescarese dove ancora si registrano casi.
IL QUESTORE DI PESCARA. «I controlli saranno eseguiti in tutta la città, tanto in centro, dove si sviluppa la movida, quanto in periferia, tenendo conto delle criticità di alcune zone come Rancitelli», sottolinea Francesco Misiti, questore di Pescara, «il criterio che si seguirà sarà quello del buon padre di famiglia, nella valutazione delle situazioni. Non bisogna penalizzare o essere troppo duri subito ma far capire innanzitutto che è opportuno evitare assembramenti per i motivi che sono ben noti. Poi, in seconda battuta, se questo sistema non dovesse andare a buon fine, si passerà alle sanzioni, che sono molto pesanti. Nel rispetto delle misure anti Covid è tutto possibile e fattibile, ma nel non rispetto è tutto sanzionabile, partendo dalla mancanza di attenzione alle misure di profilassi. Tra gli aspetti da monitorare c’è il consumo di alcolici da parte dei minori, indipendentemente dai locali, perché il rischio è anche questo, cioè che i giovani comprino alcol al supermercato e poi lo consumino in strada, sulle panchine».
MULTE E CHIUSURE. Il primo intervento sarà dunque «un invito» a rispettare le distanze, ma se non dovesse bastare arriverà la sanzione: da 400 a 3.000 euro. Ancora più gravi le conseguenze per i gestori di bar, ristoranti, birrerie e gelaterie. La scelta del governo di autorizzare i tavoli all’aperto anche in numero più alto — senza far pagare la tassa di occupazione fino a ottobre — è destinata a favorire le attività, ma anche loro dovranno far rispettare i divieti dai clienti, altrimenti rischiano la multa e addirittura la sospensione della licenza. Alcuni Comuni hanno disposto chiusure anticipate (mezzanotte o l’una) per i locali pubblici.
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