Niente rimborsi per la grandine Masci e Luciani: fatto gravissimo

3 Novembre 2019

I sindaci di Pescara e Francavilla criticano la decisione assunta dal Consiglio dei ministri per l’Abruzzo «I nostri Comuni hanno subìto i danni maggiori, su 153 milioni richiesti non avremo neanche un euro»  

PESCARA . «Fenomeno sottovalutato», secondo il sindaco pescarese Carlo Masci. E «Stato distante anni luce dai territori», per il primo cittadino di Francavilla Antonio Luciani. In riva all’Adriatico non arrivano neanche le briciole per i danni delle devastanti grandinate del 10 luglio: tra Pescara e Francavilla ne sono stimati per oltre 153 milioni di euro.
STATO DI EMERGENZA. Non c’è il riconoscimento dello stato di emergenza, con il quale Pescara puntava a ottenere risarcimenti per oltre 91 milioni; poco meno di 62 e mezzo ne chiedeva più a sud Francavilla. Invece niente. Per questo sono andati su tutte le furie Masci, che guida una giunta di centrodestra e Luciani, che è a capo di una coalizione di centrosinistra.
«Uno Stato distante anni luce dai territori, dalle persone, dalla vita reale», tuona Luciani, che parla di «politici distratti dalla vita romana, concentrati solo sui numeri sbagliati come percentuali elettorali, numero di elettori: solo uno Stato così può prendere una decisione come questa». Chicchi di grandine grossi come palline da tennis hanno distrutto auto, danneggiato tetti delle case, terreni coltivati, patrimonio pubblico e beni privati d’ogni genere. Il sindaco è pronto a dare battaglia: «Protesterò in ogni sede e con ogni mezzo», assicura il primo cittadino, «Francavilla è stata una delle città più colpite, e ora vorrebbero liquidarci con una pacca sulla spalla e via». Di pacche sulla spalla non vuol sentir parlare neanche Masci, che amministra la città abruzzese di gran lunga più flagellata: a Pescara è stato conteggiato il 40% dei danni causati nell’intera regione.
PALLE DA BASEBALL. «La ritengo una cosa gravissima», accusa il sindaco pescarese, «perché sicuramente abbiamo vissuto una situazione drammatica, che emerge non solo dai numeri relativi ai danni, ma che è evidente anche dalle immagini di quel giorno che sono circolate in tutta Italia. È una questione trattata con una superficialità incredibile che ora ricade sui cittadini», continua Masci, che sottolinea come si sia trattato di «una situazione che non si era mai verificata a Pescara: una grandinata in cui cadevano palle da baseball, a cui è seguita un’alluvione di quelle proporzioni». Relazioni di periti, stime di tecnici comunali e video virali del nubifragio non sono bastati. Il presidente della Regione Marco Marsilio ora vuole dar vita a un fronte comune con Emilia-Romagna, Marche, Molise e Puglia per chiedere al Governo il via libera allo stato di emergenza (leggi articolo in cronaca regionale).
RISCHIO RESIDUO. Per Roma è mancato il cosiddetto “rischio residuo”: non ci sono state cioè frane e smottamenti che abbiano messo ulteriormente in pericolo le popolazioni colpite. Popolazioni che non hanno avuto necessità di venire sgomberate ed essere accolte in strutture di fortuna. Queste le motivazioni principali alla base della decisione del Consiglio dei ministri che ha detto no al riconoscimento dello stato di emergenza.
SUPERFICIALITÀ. Tuttavia, secondo Masci, la questione non è stata affrontata come dovuto: «Credo sia stato sottovalutato il fenomeno», lamenta il primo cittadino, «le vittime di questa superficialità sono i cittadini, molti dei quali non erano assicurati, e questo non va assolutamente bene: ci sono stati realmente dei danni e non capisco come si faccia a dire che non è stata un’emergenza».
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