No a nuovi centri commerciali fino al 2021

Maggioranza e centrodestra approvano il Milleproroghe. E oggi tocca al bilancio di 6 miliardi
L’AQUILA. Solo il no ai centri commerciali riesce a mettere d'accordo maggioranza e opposizione. Con 18 sì e 6 no, il Consiglio regionale ha approvato ieri, alle 22, il Milleproroghe, dando il via libera alla norma che impone lo stop fino al 31 dicembre 2021 all'apertura di nuovi centri commerciali. Poco prima, alle 20, il Consiglio ha approvato a maggioranza (16 sì e 9 no) il Documento di Economia e Finanza Regionale 2018-2020, il principale atto di programmazione regionale in cui vengano spiegate le politiche da adottare nei prossimi anni. Il Defr conferma gli strumenti di sviluppo come il Masterplan per l'Abruzzo, il Patto per lo Sviluppo, a cui si affiancheranno un Piano Straordinario per il lavoro e l'opportunità della Zona Economica Speciale introdotta dal Decreto per il Mezzogiorno. Tra le altre priorità c'è la messa in sicurezza delle scuole in tutto il territorio regionale. Contrari M5s e centrodestra (che non era al completo) e Liberi Uguali. Le opposizioni hanno criticato il fatto che sia stato impedito di discutere gli emendamenti, tutti bocciati. Ma Forza Italia ha poi votato sì al Milleproroghe dopo essersi vista accogliere gli emendamenti su moratoria sull’apertura iper, la casa ed i balneatori. La norma infatti ha prorogato al 31 dicembre del 2018 anche la legge regionale a sostegno del settore edilizio, meglio conosciuta come Piano Casa; la legge sui sottotetti con la possibilità di recuperare queste porzioni di edificio presentando domanda entro il 31 dicembre 2018, e il termine delle concessioni demaniali marittime. Da oggi e fino a domani sera tocca al bilancio di previsione da 6 miliardi.
«Un bilancio non attendibile», ha tuonato ieri l'opposizione di centrodestra. I consiglieri di Forza Italia, Mauro Febbo e Paolo Gatti, e di Abruzzo futuro, Mauro Di Dalmazio, in mattinata hanno annunciato la presentazione di una trentina di emendamenti di merito, e di oltre 600 dichiaratamente ostruzionistici. Ma alla loro conferenza stampa non ha partecipato il consigliere di Alternativa Popolare, Giorgio D'Ignazio, che nelle scorse settimane spesso ha aiutato la maggioranza di centrosinistra a mantenere i numeri in aula. «La cosa molto grave», spiega Febbo, «è che nel bilancio non vengono previsti i buchi che si sono originati. Il primo è quello relativo all'aumento della spesa sanitaria, quantificabile in 100 milioni». Il secondo buco, per Febbo, riguarda «la delibera di giunta che destina giustamente 50 milioni di euro alle province, togliendo risorse per la bonifica della discarica di Bussi». Secondo Gatti: «In questo bilancio non c'è nulla per cittadini e imprese. Faccio un solo esempio: il consiglio regionale aveva approvato una legge la 49, che aiutava le piccole imprese delle aree interne, perché ora questa legge non viene ulteriormente rifinanziata?». «L'Abruzzo non aggancia la ripresa economica», incalza infine Di Dalmazio. E il M5s rincara la dose. «In quasi 4 anni di governo», sostengono i consiglieri Marcozzi, Mercante, Pettinari, Ranieri e Smargiassi, «la situazione sui bilanci continua a essere drammatica. Non sono stati trasmessi i bilanci di previsione 2018-2020 degli Enti Strumentali. E non sono stati ancora approvati in Consiglio i rendiconti 2013, 2014, 2015 e 2016». Il M5S ha presentato emendamenti su ambiente, sanità e sociale, turismo e territorio e giustizia. Le proposte invece riguardano la ricerca («con un contributo annuale al Consorzio di Ricerca Unico d'Abruzzo»), il lavoro e le imprese, «con il ristoro delle spese straordinarie del Consorzio di bonifica Ovest, l’ammortamento dei debiti della Regione verso gli agricoltori per i danni da fauna selvatica, il sostegno alle Pmi, interventi in favore dell'artigianato e l'istituzione di un fondo per avviare sperimentalmente il reddito minimo garantito per i disoccupati e poveri».(c.s.)

