«No ai pannelli antirumore» I residenti chiedono regole

Il comitato di piazza Muzii boccia l’idea del Comune. I locali pensano ai bistrot
PESCARA. Dai residenti di piazza Muzii e dintorni arriva una sonora bocciatura all’idea del Comune di installare dei pannelli fono-assorbenti nella zona della movida. La proposta è dell’assessore Simona Di Carlo che sta studiando le «soluzioni tecniche» per fare in modo che i locali continuino a lavorare regolarmente e i cittadini possano dormire, di notte, senza dover fare i conti con un rumore eccessivo creato dalla presenza in strada di tantissime persone.
Il comitato di cittadini Tranquillamente Battisti ringrazia l’assessore per «l’interessamento al problema» ma definisce il progetto dell’assessore «esilarante», oltre che «irrispettoso per l’intelligenza dei pescaresi, i quali non meritano di essere presi in giro così spudoratamente». Probabilmente si «scambia via Cesare Battisti per la A14», visto che pannelli di questo genere vengono usati in autostrada, dicono sempre dal comitato. E chiedono «proposte e soluzioni serie» per questa via e per le altre dove il problema del chiasso notturno è avvertito e cioè via De Cesaris, via Goito, via Piave, via Mazzini, piazza Muzii, via Quarto dei Mille e tutte le strade del circondario.
Il Comitato spiega i motivi del «no» all’idea dell’assessore. Iniziative del genere, fanno notare i residenti, sono state adottate dai locali che si trovano sul lungomare di Ostia e Palermo per contenere il rumore provocato dalla musica e non disturbare chi abita nelle vicinanze. Ma questa soluzione «è impraticabile in un contesto di vicoli in pieno centro, a meno che non si voglia legittimare il chiasso e infliggere un ulteriore colpo di svalutazione agli immobili delle vie della movida». Sembra, al Comitato, che «il Comune voglia metterci una pezza, anziché calmierare il fenomeno».
Altre soluzioni ci sarebbero eccome, fanno notare i cittadini. Si potrebbe, cioè, limitare l’utilizzo del suolo pubblico, in risposta a quelle attività che «affittano locali di 20 metri quadri con l’ambizione di disporre di 200 metri quadri sotto le finestre di chi riposa». Ma il Comune, contestano i cittadini, si muove in senso opposto e «una recente delibera di giunta ha ampliato le possibilità di occupazione del suolo pubblico nella zona di piazza Muzii». Si potrebbe anche «limitare il consumo di bevande all’interno dei locali, il che ridurrebbe le operazioni di pulizia della strada da parte del personale di Attiva, finalizzate a rimuovere bicchieri, bottiglie e sporcizia una volta conclusa la movida. Operazioni non solo costosissime ma anche rumorosissime». E poi, si potrebbe pensare a «limitare l’intrattenimento musicale e a disciplinare gli orari di chiusura» con un provvedimento del Comune, anche in considerazione del fatto che i rumori possono «recare danno alla salute». Sono solo alcune delle proposte del Comitato che vorrebbe essere interpellato dall’assessore Di Carlo per dare «un contributo».
Lanciano la propria idea anche due operatori della zona, senza giudicare la proposta dell’assessore, di cui non conoscono i contenuti tecnici. «In altre città», dice Stefano Cardelli, «la questione è stata risolta prevedendo la costruzione di bistrot insonorizzati (nel Regolamento per l’occupazione di suolo pubblico). Il problema non è la musica, ma il vociare della gente in strada, per cui il rumore si ridurrebbe creando delle aree coperte fonoassorbenti. Il Regolamento del Comune di Pescara andrebbe adeguato da questo punto di vista, come ho già chiesto, e si potrebbe pensare a strutture uniformi tra loro. Così si aiuterebbero i residenti e si limiterebbe anche l’asporto delle bevande. Forse non sarebbe la soluzione totale al chiasso, anche perché qualcuno resterebbe sempre fuori dai gazebo. Ma sarebbe una buon rimedio, tra l’altro valido 365 giorni l’anno».
È d’accordo anche Pierluigi Pasetti, altro operatore della zona. «Accogliamo positivamente che si voglia fare qualcosa. Ben vengano le iniziative che tutelino sia le attività sia i residenti, mantenendo un equilibrio nel centro della città dove ci sono gli uni e gli altri. Si potrebbe pensare», suggerisce, «anche ai dehor, come fanno in mille altre città, che consentono di preservare i clienti dal freddo attutendo nello stesso tempo il rumore. D’altronde noi paghiamo l’occupazione di suolo pubblico tutto l’anno. Questa è una delle possibili idee e, al momento, non sappiamo quale sia la strada migliore da seguire».
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