«No ai rifiuti tra le case» 1.500 firme per dire basta

La paura dei residenti: circondati dal pattume, stop a inceneritore e fanghi del porto
SANT'ANGELO. In 1.500 hanno già firmato contro i rifiuti e c’è ancora tempo prima che quel librone sia portato a Regione, Provincia e Comuni: «Non vogliamo che Piano di Sacco diventi la pattumiera d’Abruzzo», dice Luciano Carpentieri, presidente dell’associazione Sos territorio di Elice che, con il comitato La Nostra Terra di Città Sant’Angelo e l’associazione Ripamare di Collecorvino, traccia i confini della mappa dell’immondizia. In un fazzoletto di terra di proprietà del consorzio industriale Pescara-Chieti, incastonato tra le coltivazioni di ortaggi, frutta e uliveti, ha preso piede l’economia dell’immondizia. Un’economia che trasforma i rifiuti in oro: il giro d’affari, a giudicare dalle attività già avviate e dalle richieste che saranno esaminate nelle prossime sedute del comitato Valutazione impatto ambientale all’Aquila, è consistente. È sui soldi generati dal pattume – portato anche dai camion di ditte coinvolte in casi giudiziari della Campania – che le tre associazioni chiedono di indagare: è del 15 gennaio scorso una denuncia presentata alla procura distrettuale Antimafia dell’Aquila e alla procura di Pescara oltre che a carabinieri del Noe, forestale e finanza. L’esposto è stato mandato anche all’Arta e a 4 Comuni: Città Sant’Angelo, Picciano, Collecorvino ed Elice. In una pagina si racconta la vita a Piano di Sacco tra i «rifiuti che emanano forte fetore e fumo». I residenti si riferiscono, così c’è scritto sul documento, all’impianto Terra verde, lo stesso che il 30 ottobre del 2011 è stato distrutto da un incendio durato 12 giorni e che ha portato una coltre di diossina sulle campagne vicine. L’impianto di trattamento rifiuti è stato ricostruito e, adesso, sul piazzale c’è un cumulo di rifiuti alto come il capannone in mattoni.
Accanto alla Terra verde c’è un sito della ditta Nicolaj di Pescara per «trattamento e recupero» dei fanghi del dragaggio del porto: l’impianto non è stato mai realizzato sull’onda delle proteste. Di fronte, l’ex discarica De Meis, ancora sotto sequestro per un lago di percolato. Più avanti il centro di stoccaggio per rifiuti ingombranti della municipalizzata Linda. E poi per Piano di Sacco ci sono i progetti: «La multinazionale Renovo ha manifestato interesse per un impianto a biomasse, ci ha anche chiamato per un incontro», racconta Carpentieri, «ma dopo le nostre rimostranze non si è saputo più niente». Il progetto di un’altra discarica è finito su un binario morto: «Provincia e Regione hanno tolto questo sito dal piano rifiuti», spiega Emidio D’Annunzio, segretario di Sos territorio. Ma i residenti hanno paura che «la contrada diventi un’altra terra dei fuochi» e le 1.500 firme sono l’ultima prova. Tre le richieste sulla petizione: «Non rilasciare» l’autorizzazione alla Nicolaj per trattare i fanghi del porto; «rivedere e rivalutare» l’autorizzazione alla Terra verde; «In futuro non rilasciare più autorizzazioni, a Piano di Sacco, per insediamenti che riguardano in generale il trattamento di rifiuti pericolosi e non».
«Ci vorrebbe una settimana per spiegare i motivi della nostra protesta», dice Carpentieri, «mentre al comitato Via, quando tocca a noi, ci dicono sempre che non c’è tempo e che abbiamo solo due minuti». Le associazioni dicono no ai fanghi del porto anche sulla base di un parere dell’Autorità di bacino: «Benché la ditta affermi che i fanghi da trattare nell’impianto siano di natura non pericolosa», recita il documento del presidente Michele Colistro, «l’impianto verrà utilizzato per i sedimenti del porto di Pescara i quali, dalla caratterizzazione effettuata, presentano in alcuni casi numerosi inquinanti. Ciò a dimostrare che sussiste un elevato rischio ambientale».
Per la Terra verde, i timori dei residenti riportano al rogo del 2011: «Siamo preoccupati per la salute dei cittadini», così si conclude l’esposto. E dopo la denuncia, l’unica mossa è quella del Comune che ha chiesto un sopralluogo nella zona con l’Arta, polizia provinciale, forestale e vigili urbani «con lo scopo», scrive il sindaco Gabriele Florindi, «di accertare anche la natura delle eventuali emissioni fonte del presunto cattivo odore». E ieri a Piano di Sacco la polizia provinciale, guidata dal comandante Giulio Honorati, ha avviato i controlli.
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