«No ai tagli, Province verso il fallimento»

L’appello di Di Marco e Pupillo: impossibile approvare i bilanci, abbiamo bisogno di aiuto
PESCARA. Un documento lungo 46 pagine per protestare contro i tagli alle Province. A mettere i fogli di carta nelle mani della presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, ieri in occasione della sua visita a Pescara, è stato Antonio Di Marco, presidente dell’Upi Abruzzo e presidente della Provincia di Pescara. Il dossier si apre parlando di «un graduale deterioramento della finanza provinciale suscettibile di incidere negativamente sulla tenuta degli equilibri di bilancio».
«Dal quadro d’insieme», dice Di Marco, accompagnato dal sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, «ne deriva chiaramente che viene meno anche in Abruzzo il ruolo delle Province in termini di enti territoriali dotati di autonomia finanziaria, aspetto che la Carta costituzionale riconosce e che traduce con l’attribuzione di competenze di prossimità di rilievo, tra cui si citano la manutenzione delle strade e degli edifici scolastici».
Troppi tagli: «I numeri danno immediatamente la sensazione di insostenibilità dell’azione dello Stato sui bilanci delle Province d’Abruzzo», dice il documento a pagina 4, «con il venire meno della capacità di programmazione delle singole amministrazioni che si sostanzia nell’impossibilità di procedere all’approvazione dei bilanci 2015 entro il prossimo 30 luglio».
Di Marco ricorda appelli, incontri governativi e audizioni che hanno visto coinvolto anche le Province abruzzesi e rivolge un «auspicio» alla presidente Boldrini perché «possa intercedere in questa fase di conversione del decreto 78/2015, assunto l’incarico apicale ricoperto, per un intervento che consenta davvero il buon andamento dell’amministrazione che tutti noi rappresentiamo in questo Paese e, pur grati della comprensione manifestata dalle Istituzioni centrali per le difficoltà di gestione, noi amministratori locali in questa delicata fase storica chiediamo all’unisono di evidenziare la funzionalità delle istanze contenute nel dossier affinché il percorso di riorganizzazione dell’ente di area vasta che vogliamo portare a compimento non si traduca in un processo fallimentare della politica italiana».
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