«No all’abbattimento dei cervi»

Penne. Mozione della consigliera Marini: il sindaco e la giunta devono schierarsi
PENNE. Il via libera all’abbattimento di 469 cervi da parte di Regione Abruzzo continua a far discutere. Nel prossimo consiglio comunale pennese si discuterà della mozione presentata dal gruppo di Penne Ribelle che chiederà al sindaco e alla sua giunta di prendere le distanze dalla delibera di Giunta regionale n. 509 dell’8 agosto scorso.
«Ha indignato tutta Italia la notizia che la Regione Abruzzo abbia varato un piano per abbattere 469 cervi nella provincia aquilana», dice senza giri di parole la consigliera comunale di Penne Ribelle, Sonia Marini.
«Si è indignato l’onorevole di Forza Italia Nazario Pagano, così come la giunta del sindaco di Pescara Carlo Masci. Si è opposta la scrittrice vestina Donatella Di Pietrantonio, così come l’artista pennese Nicola Setak Pomponi. Proprio per questo», prosegue Marini, «ho depositato una mozione che sarà discussa nel Consiglio comunale di martedì prossimo, nella quale invito il sindaco di Penne Gilberto Petrucci e la sua giunta (tutti tesserati con Forza Italia - se non vado errata) a dissociarsi dalla scellerata delibera ammazza-cervi del presidente regionale Marco Marsilio».
«Nella mozione», va avanti la consigliera, «ho spiegato perché è indispensabile fermare questa strage che comprometterà in maniera irreversibile l’immagine dell’Abruzzo, e di conseguenza anche l’immagine di Penne, da regione verde d’Europa a regione rosso sangue, con gravissime ripercussioni sull’afflusso turistico. È ormai noto che molte città abruzzesi hanno fatto della presenza manifesta dei cervi motivo di vanto e di promozione turistica. Il cervo è uno degli animali iconici del territorio abruzzese. La delibera regionale prevede che addirittura si potrà sparare ai “bambi”. Al di là dei motivi etici, a indignare sono anche gli aspetti tecnici: ogni cacciatore che abbatterà un cervo dovrà versare agli ambiti territoriali di caccia una quota che variabile a seconda dell’età e del sesso dell’esemplare. Per legge la fauna selvatica è definita “patrimonio indisponibile dello Stato”, ma in questo caso a percepire denaro sono gli Atc piuttosto che la collettività. Non tutti sanno che sono stati proprio gli Atc a eseguire i monitoraggi sulla densità della specie, proprio gli stessi che devono incassare il denaro derivante dagli eventuali abbattimenti. È evidente come ci sia un conflitto di interessi».

