«No all’accorpamento delle classi» Protesta di 3 Comuni di montagna

Dal prossimo anno scolastico i 19 studenti della prima e della terza media faranno lezione insieme Il sindaco De Acetis guida la battaglia con i colleghi Crivelli e Morante: «La decisione va ripensata»
PESCARA. Tre Comuni protestano contro l’accorpamento delle classi prima e terza media del plesso di Caramanico Terme del comprensivo San Valentino-Scafa, previsto per il prossimo anno scolastico a causa della diminuzione degli alunni.
L’istituto è frequentato dagli studenti dei paesi vicini. Per tale ragione il sindaco di Caramanico, Luigi De Acetis, si fa portavoce anche delle istanze dei colleghi di Sant'Eufemia e Salle, rispettivamente Francesco Crivelli e Davide Morante, e scrive alla direzione dell’ufficio scolastico regionale (Usr) per «esprimere la nostra profonda preoccupazione riguardo alla decisione, di cui siamo venuti a conoscenza attraverso fonti ufficiose, relativa all'accorpamento delle classi prima e seconda della scuola secondaria di primo grado del nostro plesso di Caramanico» che conta 111 alunni di tutti i gradi, dall'infanzia alla secondaria. Spiega, il sindaco De Acetis, che l'Usr avrebbe deciso di «mettere insieme la classe prima, con 7 alunni, e la terza, con 12 alunni, per un totale di 19, perché mancano gli alunni» per formare almeno la classe prima media da almeno 10 studenti come da disposizioni legislative vigenti (Dpr 81 del 2009). La seconda media attualmente conta 15 alunni, quindi non è possibile aggiungerne altri. Il timore dei sindaci è che questo provvedimento sia solo «l'anticamera per una futura soppressione del plesso scolastico». «Questo ridimensionamento», scrive De Acetis alla direzione dell'Ufficio scolastico regionale, «colpisce un territorio già fortemente provato dalla progressiva diminuzione dei servizi, essenziali per il mantenimento della qualità di vita delle nostre comunità. L'accorpamento delle classi a Caramanico Terme, che serve anche i comuni limitrofi di Salle e Sant'Eufemia a Maiella, rappresenterebbe un ulteriore passo indietro per le aree interne già vulnerabili e in difficoltà anche a causa dello spopolamento».
La battaglia dei tre sindaci, che stanno conducendo insieme alle famiglie che altrimenti dovrebbero trasferire altrove le iscrizioni, è rivolta a «credere fermamente nella necessità di garantire una istruzione di qualità e di prossimità per i nostri giovani che rappresentano il futuro del nostro territorio». Pertanto i sindaci invitano la dirigenza scolastica regionale «a riconsiderare tale decisione, tenendo conto delle specificità e delle esigenze della nostra comunità». Gli amministratori si dicono disponibili al dialogo: «Siamo pienamente disponibili», affermano per voce del sindaco di Caramanico, De Acetis, «a discutere di questa tematica e a lavorare insieme per trovare soluzioni più adeguate e sostenibili che non penalizzino i nostri studenti e le loro famiglie. In tal senso ci rendiamo disponibili a un incontro al fine di approfondire le nostre preoccupazioni».

