No all’autonomia: da sabato via alle firme

Nasce anche in Abruzzo il coordinamento per dare vita al referendum contro la legge spacca-Italia
PESCARA. Dare vita a una grande e diffusa mobilitazione per contrastare l’autonomia differenziata, con l’avvio immediato della raccolta firme per la promozione del referendum abrogativo della legge. Questo l’obiettivo del coordinamento “No Autonomia differenziata”, che si è costituito venerdì anche in Abruzzo. L’iniziativa si è svolta nella sede regionale della Cgil Abruzzo Molise, a Pescara.
Erano presenti rappresentanti di Cgil, Uil, Ali, Anpi, Arci, Cdc, Demos, Pass, Avs, Iv, M5s, Pd, Psi. C’era, tra gli altri, il consigliere regionale Luciano D’Amico. A livello nazionale, nei giorni scorsi, è stato depositato il quesito referendario e da sabato prossimo partirà la raccolta delle firme con una campagna di mobilitazione di massa sull’intero territorio regionale. I proponenti sono stati Cgil (che in Abruzzo e Molise ha già raccolto ben 20mila firme per l’altro referendum sul lavoro), Uil, Ali, Demos, Anpi, Arci, Acli, Udu, Uds, Cdc, Wwf, Cnca, Legambiente, Libera, la Rete dei numeri pari e diversi giuristi. Per i partiti politici hanno aderito Pd, M5, Avs, +Europa, Iv, Rifondazione Comunista e Psi.
La legge sull’Autonomia differenziata, promossa dalla Lega, dà la possibilità di riconoscere livelli diversi di autonomia alle Regioni italiane. Le materie nelle quali gli enti regionali potranno chiedere un livello di autonomia differenziata rispetto alle altre sono ben 23. Tra queste spiccano la tutela della salute, l’istruzione, lo sport, l’ambiente, l’energia, i trasporti, la cultura e il commercio estero. «La Legge approvata dal Parlamento», affermano i promotori del coordinamento, «lede i diritti delle cittadine e dei cittadini, compromette l’unità del Paese e creerà danni allo sviluppo sociale ed economico dell’Italia. Per tali motivi, il coordinamento regionale istituito chiama alla mobilitazione i cittadini abruzzesi e auspica che si formi un movimento sempre più ampio per sensibilizzare le persone e per raccogliere le firme necessarie per il referendum. L’autonomia differenziata», aggiungono, «incrementerà il divario tra le regioni nell’erogazione dei servizi, danneggiando l’Abruzzo e, più in generale, i territori del Mezzogiorno».
«Con questa legge», sottolineano, «sono a rischio il diritto alla sanità pubblica, all’istruzione, alla salvaguardia dell’ambiente, alla sicurezza sul lavoro, alla possibilità stessa di promuovere nuove politiche industriali e di sviluppo capaci di creare lavoro stabile e di qualità. E tra gli effetti collaterali potrebbe esserci un impatto diverso per uomini e donne. E tra le donne, le più colpite saranno quelle del Sud, che già ora sono meno occupate e godono di meno servizi perché in realtà, concludono, «non esistono Lep (Livelli essenziali di prestazioni) che corrispondono alle loro esigenze». Ma c’è un dissidente.
«Apprendo da notizie di stampa la costituzione del coordinamento abruzzese per il referendum contro l’Autonomia lanciato da Cgil, Uil, Ali, Anpi, Arci, Cdc, Demos, Pass e da tutte le forze di opposizione tranne Azione. Al referendum voterò e farò votare convintamente per l’abrogazione della riforma Calderoli, ma ritengo lo strumento sbagliato. Infatti, il quorum, dato l’andamento storico dell’affluenza sempre più bassa, molto difficilmente verrà raggiunto e il Governo Meloni potrà legittimamente sostenere che tutte le forze sindacali e politiche di opposizione unite, sono minoranza nel paese». Così afferma il rosetano Enio Pavone, consigliere regionale e Capogruppo di Azione di Calenda, in veste di Cassandra. (u.c.)

