«No emporio solidale e mensa dei poveri su corso Umberto»

Dopo le proteste in via Firenze, anche i residenti di Santa Filomena insorgono contro il progetto della giunta Maragno
MONTESILVANO. Immigrati a Santa Filomena? No, grazie. Dopo la petizione lanciata dal comitato di via Firenze per opporsi all’arrivo dei richiedenti asilo in una palazzina di via Napoli, a Villa Verrocchio, ad alzare le barricate sono ora i residenti di Santa Filomena. È proprio in quest’ultimo quartiere, ingresso sud della città adriatica, che a breve potrebbe sorgere una mensa per i poveri, un emporio solidale e un centro di accoglienza da 60 posti, nell’ambito dello Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati scelto dall’amministrazione Maragno per ridurre l’impatto dell’accoglienza sulla città.
Un progetto che consentirà di ridurre a 161 il numero di persone accolte a Montesilvano (contro le 350 mediamente ospiti negli attuali Cas Excelsior e Ariminum) e di evitare concentrazioni in luoghi turistici e commerciali della città. Ma se in linea teorica tutti si dicono favorevoli al sistema detto di “seconda accoglienza”, dall’altro però, nessuno vuole che gli immigrati arrivino nel proprio quartiere.
A sollevare il polverone, dopo i residenti di Villa Verrocchio che nelle scorse settimane hanno incontrato l'amministrazione e promosso una petizione, sono dunque anche gli abitanti di Santa Filomena, e in particolare l’associazione Vita di Quartiere che oggi pomeriggio, alle 17.30, allestirà un banchetto per la raccolta firme davanti all’edificio scelto per ospitare i rifugiati.
«La giunta ha deciso di creare all'interno nello stabile ex Artingialuce, su corso Umberto», sottolinea il presidente dell’associazione, Pasquale Barilone, «la mensa dei poveri e l'emporio solidale; ma non contenta ha deciso di concentrare 60 immigrati nello stesso stabile, rendendo quindi impossibile la vita a tutti i residenti». L’associazione, che parla di «scelta scellerata», dichiara che «il problema non è l'accoglienza in sé, principio umanitario e cristiano dal valore non discutibile», ma teme che la qualità della vita dei residenti e la sicurezza del quartiere possa essere compromessa. «Non si può continuare con questo modus agendi», prosegue Barilone, «vestendo i panni dei falsi buoni samaritani, senza considerare che un'accoglienza imposta senza limiti e senza aver mai concertato con i residenti del quartiere, significa far saltare gli standard della civile convivenza già fortemente messa in discussione». Per questa ragione, oggi pomeriggio, i residenti di Santa Filomena – Villa Verlengia si incontreranno davanti all'edificio ex Artigianluce per una raccolta di firme da consegnare al sindaco e al prefetto. A sostenere la petizione, oltre all’associazione Vita di Quartiere, anche il gruppo consiliare #Montesilvano2019 e diversi comitati cittadini.
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