No Ombrina chiama i pescatori

De Sanctis a fianco degli armatori: pesca a rischio con le trivelle, fatevi sentire
PESCARA. Ci sono anche le attività di trivellazione e ricerca a spaventare la marineria, che già deve fare i conti con le limitazioni alla pesca imposte dall’Unione europea per la tutela delle specie ittiche. Combinando i due fattori le imbarcazioni rischiano di trovarsi costretti in un'area di pesca sempre più limitata.
A fianco agli armatori, che sabato si sono riuniti con i colleghi di Ortona, Giulianova e San Benedetto del Tronto per studiare una strategia comune, c'è il Coordinamento No Ombrina che sta assistendo la categoria per valutare il da farsi. Partecipando all'assemblea di sabato, che si è conclusa con un pacchetto di proposte da far arrivare al ministero per ampliare l'area di pesca, Augusto De Sanctis, del Coordinamento, ha parlato dell'impatto negativo che avranno le trivellazioni sulla pesca, visto che «le piattaforme si moltiplicheranno a decine, in Adriatico, e questo mare sarà trasformato». Come prima cosa De Sanctis ha parlato del «rischio di incidenti», e in un mare chiuso come in Mediterraneo, un fatto del genere «metterebbe a rischio la marineria. È vero che sono eventi rari ma potenzialmente devastanti», ha detto. «C'è poi l'aspetto dell’occupazione territoriale: decine di nuove piattaforme si portano dietro le relative linee, oleodotti e gasdotti che sottraggono spazio alla pesca e creano problemi fisici, per cui l'area interdetta diventerà più ampia».
Il rappresentante di No Ombrina ha messo in guardia anche dalle ricerche da realizzare in mare con la tecnica airgun che comporta l'esplosione di aria compressa a forte intensità, ogni 7-10 secondi. Ricerche del genere sono state appena autorizzate dal ministero dell'Ambiente su un milione e mezzo di ettari, dall’area di fronte Termoli fino a Rimini, quindi su tutto l'Adriatico centrale. E il rischio, «anzi la conseguenza annunciata, è che queste esplosioni provocheranno l'allontanamento delle specie ittiche». Il coordinamento No Ombrina non ha dubbi sul fatto che «in questo modo il governo stia privilegiando le aspettative dei petrolieri senza tenere conto delle economie locali, che producono più posti di lavoro». E così si va a compromettere una situazione già difficile. «Nel rapporto sullo stato dei mari, curato dalla Commissione europea, emerge che l'Adriatico non è messo bene e subisce già grandi pressioni antropiche. Quindi, in un mare che ha un trend in peggioramento, è assurdo aumentare la pressione con interventi consistenti».
Che fare? De Sanctis pensa che la marineria possa attivarsi, anziché stare in silenzio. «Come categoria può partecipare a tutti i procedimenti, presentando delle osservazioni e opponendosi, facendo valere le proprie ragioni». Insomma si può mettere in piedi «una contro lobby, avviando azioni comuni».
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