Nobile e i kalashnikov, la condanna nel 2013

16 Novembre 2022

Ecco chi sono i tre sotto inchiesta. Iervese e Mancini in passato erano finiti nei guai per reati minori

PESCARA. Cosimo Nobile, detto Mimmo, 52 anni, è molto noto a Pescara e in particolare negli ambienti del tifo biancazzurro. Negli anni scorsi è stato coinvolto in varie vicende giudiziarie, una delle quali, la più importante, si è conclusa nel 2013 con una condanna a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Gli altri due, Fabio Iervese, 43 anni, domiciliato a Civitaquana, e Renato Mancini, 48 anni di Pescara, sino a due mesi fa, quando sono stati arrestati per la rapina alla guardia giurata all'interno del centro agroalimentare di Cepagatti, erano quasi sconosciuti. Piccoli precedenti di polizia, ma nulla di particolarmente rilevante.
Il più noto è Nobile, ritenuto uno dei componenti della banda dei kalashnikov sgominata dai carabinieri del Ros con quelli del nucleo operativo di Pescara nel 2007. Tra il 2000 e il 2006, il gruppo mise a segno nell’area Chieti-Pescara rapine alle banche e assalti a portavalori. Nei covi della banda furono scoperti mitragliatori kalashnikov, fucili a pompa, pistole (alcune sottratte alle guardie giurate durante gli assalti), giubbetti antiproiettili, candelotti di dinamite, coltelli. Nel maggio 2013, la condanna per Nobile. A lui e ad altri tre, a vario titolo, vennero attribuite rapine come quella nel 2001 al portavalori a Villa Raspa di Spoltore da 290 milioni di lire, l’incasso della partita Italia-Turchia nel 2002 da 65 mila euro, la rapina a un portavalori a Città Sant’Angelo nel 2003 da 300 mila euro, allo sportello della Caripe del mercato ittico da 150 mila euro nell’agosto 2003 e, ancora, rapine in istituti di credito e al centro di Cepagatti per 75 mila euro. Nobile fu assolto per l’assalto da 2 milioni al furgone dell’Ivri a Dragonara nel 2006 e per altre rapine commesse tra il 2002 e il 2003. Nel 2012 fu testimone chiave dell'omicidio di Domenico Rigante, l'ultras biancazzurro ucciso il 1° maggio in un appartamento di via Polacchi da Massimo Ciarelli. In Appello, Nobile sostenne che «Ciarelli non voleva uccidere» Rigante, ritrattando quanto affermato nei primi istanti.
Un processo per ricettazione, per Renato Mancini, amico di Nobile, conclusosi con la messa alla prova. Mancini oggi è atteso in Tribunale per maltrattamenti alla ex compagna. (a.d.f.)