Nocciano, assolti vigile urbano e geometra

7 Luglio 2023

La sentenza. Mario Di Gregorio ed Elvano Chiola erano accusati di truffa e peculato: il fatto non sussiste

NOCCIANO. Una inchiesta che nasce nel 2018, seguita da una lunga indagine, fino al processo: dopo tre anni di udienze arriva la sentenza che cancella tutto il teorema accusatorio per un vigile urbano di Nocciano, Mario Di Gregorio, e un geometra dello stesso Comune, Elvano Chiola, accusati di truffa, peculato e violazione del decreto legislativo che norma i comportamenti dei pubblici dipendenti. Entrambi assolti con la formula piena dalla truffa e dal peculato, e “perché il fatto non costituisce reato” da alcuni presunti episodi di assenteismo.
Un procedimento che, vista l’istruttoria dibattimentale, probabilmente non andava neppure celebrato. Una inchiesta nata da un esposto anonimo che fece scattare l’indagine portata avanti dalla guardia di finanza. Nell’esposto si sosteneva che i due imputati, durante l’orario di lavoro, spesso si occupavano di questioni che non avevano nulla a che fare con i rispettivi incarichi, trascorrendo anche molto tempo al bar del paese. Ed ecco che le fiamme gialle installarono una telecamera nella piazza davanti al Comune e una davanti al bar. Stando al capo di imputazione (il fascicolo venne istruito dal pm Andrea Papalia), il vigile urbano avrebbe truffato l’ente di appartenenza di circa 700 euro, soldi che gli sarebbero stati versati come se avesse effettuato l’orario di lavoro pieno; mentre al geometra Chiola (difeso dall’avvocato Ugo Di Silvestre) la contestazione della truffa si aggirava sui 47 euro (senza contare che il tecnico era a credito di 6 ore che non gli erano state pagate). Piena soddisfazione per il vigile Di Gregorio (difeso dall’avvocato Gabriele Di Gregorio) che ha commentato così la sua assoluzione: «Finalmente dopo tre lunghi anni di processo questa sentenza ha cancellato ogni mia supposta responsabilità. Un’accusa infondata può compromettere l’attività lavorativa di un cittadino e la sua stessa vita. Ma adesso tutto è finito. Non vedo l’ora di tornare a indossare quella divisa che tanto amo». Sta di fatto che dal processo è emerso che quella della pausa caffè a quel bar era una prassi consolidata da anni per tutti (dopo la vicenda regolamentata): compresi sindaco, vice sindaco e superiore del tecnico che lo hanno confermato in udienza. È stato anche accertato che il marcatempo del Comune non prevedeva timbrature intermedie. I due imputati vennero sospesi da settembre 2020 e messi a stipendio minimo: adesso l’amministrazione dovrà reintegrali a pieno regime e pagargli tutte le somme finora detratte ingiustamente. (m.cir.)