Nodo pensioni: un premio per chi rimane a lavorare

6 Novembre 2022

Si fa strada sempre di più l’ipotesi della decontribuzione come super incentivo La categoria dei medici al primo posto tra quelle indicate dal nuovo esecutivo 

L'AQUILA . Il nuovo Governo di centrodestra premia chi resterà al lavoro. Prende forma la proposta sulla decontribuzione per incentivare i lavoratori, in possesso dei requisiti di pensionamento, a rimanere in servizio. Per chi rinvia la pensione sarebbe in arrivo una busta paga maggiorata di un terzo: un provvedimento finalizzato ad evitare nuove fughe, soprattutto dal pubblico impiego, medici in primis. La misura dovrebbe trovare spazio già nella legge di Bilancio, dove saranno inseriti anche i provvedimenti per sostituire Quota 102.
Anche di questo si parlerà nell’incontro della premier, Giorgia Meloni, con i sindacati. L'ipotesi più probabile è una versione rivista con il pensionamento a 62 o 63 anni d’età e 41 anni di contributi. Per favorire il posticipo dei pensionamenti, però, si sta pensando di eliminare la soglia rigida di 63 anni per beneficiare dell’incentivo. La soglia effettiva sarebbe rappresentata dai requisiti minimi previsti per l’accesso alla pensione fissati per le singole categorie che sarebbero interessate dal meccanismo di decontribuzione.
Attualmente, ad esempio, una parte della platea dei medici può optare per l’uscita dal lavoro anche con 62 anni d’età e 35 di contribuzione oppure con 42 anni di versamenti, riscatti inclusi, a prescindere dall’età anagrafica. Nelle intenzioni del Governo, che deve mettere mano alla riforma delle pensioni e trovare, a stretto giro di posta, soluzioni-tampone per evitare che dal 1° gennaio 2023 la legge Fornero torni pienamente in vigore, l'introduzione di un bonus per ritardare i pensionamenti. L'incentivo dovrebbe essere garantito a vasto raggio: se non proprio per tutti, almeno per la maggior parte dei lavoratori. Anche se resta sul tavolo l’ipotesi di incentivi limitati ad alcune categorie, privilegiando quelle con sofferenze d’organico e quei settori del pubblico che, a causa dell’elevato numero di uscite registrate negli anni di Quota 100 seguite a una lunga fase di blocco del turnover, presenta molte aree con vuoti di personale, non ancora colmati dall’operazione concorsi pubblici.
È il caso, per esempio, del comparto sanitario dove la carenza di organico rappresenta un problema cronico che si trascina da anni, reso ancora più evidente nella fase della pandemia. Se approvato, il nuovo meccanismo con i premi scatterebbe, in ogni caso, proprio sul fronte della sanità per evitare che la presenza dei medici nelle strutture ospedaliere si riduca ulteriormente e per limitare l'uscita anticipata del personale in servizio negli ospedali e nelle strutture pubbliche.
L’ultima volta che si è fatto ricorso a un sistema di premi, per disincentivare il pensionamento, è stato nel 2004, con il bonus Maroni. Quell’anno venne introdotto il sistema di incentivi sulla scia della riforma previdenziale: un sistema che dovrebbe essere replicato anche se con alcune non trascurabili differenze, soprattutto per quel che riguarda i requisiti maturati. All’epoca chi andava in pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione poteva continuare a lavorare aggiungendo alla retribuzione tutti i contributi previdenziali. (m.p.)