«Noi, abbandonati in un oceano di neve»

29 Gennaio 2017

I tre abitanti della frazione ancora isolati da oltre dieci giorni

SANT’EUFEMIA A MAJELLA. L'emergenza neve è ormai finita da giorni, ma a Roccacaramnico (1100 m) piccola frazione, e borgo turistico di Sant'Eufemia, alle falde del versante nord est del Morrone, sembra di stare ancora tra le nevi perenni delle montagne rocciose. La coltre che qui, nei giorni della bufera, ha superato i 3-4 metri, è ancora lì intatta, come un grande oceano bianco, e ostruisce le vie di collegamento del piccolo centro con il paese e la viabilità per Passo San Leonardo. La massa è molto consistente, difficile da sciogliere anche se notevolmente abbassata. Insomma, la frazione è ancora del tutto isolata. E i tre residenti, che vivono qui in pianta stabile, si sentono abbandonati. «Per fortuna che siamo preparati a queste situazioni. Non ci mancano i viveri, siamo al caldo in casa e abbiamo tanta legna, maviviamo anche tanta solitudine. La vita qui è autentica, meglio che in città, ma sapere di essere dimenticati non fa stare bene».

Il racconto è dei tre residenti nel borgo Federico Ippoliti, Sarah Gregg e Bruno Petriccione. «Abbiamo vissuto ore (tante) di completo distacco dal mondo, tra tempeste di neve e buio totale per mancanza di energia elettrica. Senza telefonini o altri contatti. Abbiamo scelto di vivere qui, per ripopolare la montagna e da qui muoversi per svolgere le nostre attività lavorative ogni giorno. La nostra permanenza a Roccacaramanico non è quella del turismo mordi e fuggi che in estate porta tanto movimento economico. La nostra è una scelta di vita, di cittadini che amano il proprio territorio e che dunque devono essere garantiti nei loro diritti. Invece siamo stati dimenticati. Sepolti vivi, tra montagne di neve. Dobbiamo solo ringraziare l'amministrazione comunale di Sant'Eufemia a Majella che dopo tanti sforzi, coordinati faticosamente dal sindaco Francesco Crivelli, è riuscita a raggiungerci con una motoslitta, assicurando il rifornimento di pane, latte e pasta: gesto molto gradito, anche se non necessario poiché le nostre scorte erano ben lungi dall'esaurirsi. Per fortuna che non abbiamo accusato malori».

Ma la loro esperienza, sia pur marginale in quanto scelta di vita, diventa comunque un caso. Quanto vale oggi vivere in montagna, nei piccoli centri, in belle case ristrutturate e le stradine interne ricamate con pietre a cubetti? Perché scegliere di viverci se poi si rischia di essere del tutto ignorati nel rispetto dei diritti fondamentali? I tre residenti di Rocca denunciano inefficienza, incapacità e irresponsabilità delle istituzioni. «Ci hanno impedito» dicono «l'ordinato svolgersi della nostra vita, con relativi gravi danni morali e psicologici oltre che ripercussioni economiche. Questa esperienza scoraggerà chiunque dal ripopolare i borghi degli Appennini, a intraprendere attività come quelle orientate al turismo di qualità. Tanto più sapendo che, in caso di emergenza, si rischia di essere abbandonati. Qui manca del tutto l’idea di fare sistema, per dare vita a un'offerta turistica integrata in grado di generare alti livelli di soddisfazione».

Il calvario comincia il 21 gennaio, dopo giorni di nevicate. Si sussegue il tam tam dei comunicati. Il 21, la prefettura trasmette il bollettino Meteomont pregando i sindaci di Farindola e Sant'Eufemia di «voler adottare le misure di vigilanza necessarie contro il pericolo valanghe stimato di grado elevato». Il 22, mentre i tre indomiti montanari spalano la neve per uscire di casa, arriva l'ordinanza del sindaco di sgomberare la frazione di Roccacaramanico e il divieto di accesso a chiunque nella fascia pedemontana del Comune: i tre residenti sono costretti a scendere a valle, a Sant'Eufemia, per un presunto “rischio valanghe. Solo il 25, la commissione valanghe della Regione indica che in tutta l'area il rischio è molto basso e il sindaco revoca parzialmente (il 26) l'ordinanza. «A oggi» proseguono i tre roccolani «nonostante i reiterati tentativi del sindaco, la prefettura non autorizza la Provincia a impiegare i suoi mezzi per ripristinare la viabilità».

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