«Noi, abbandonati tra fango e frane»

Il racconto di residenti e commercianti: ci siamo rialzati senza l’aiuto delle istituzioni. La Cassa Edile: 900 mila euro di danni
PESCARA. Ci hanno messo la volontà e ce la mettono ancora. Per il resto, sono stati lasciati tutti da soli, sorretti solo dalle proprie forze e dalla voglia di ripartire e di ricostruire: abbandonati nel fango. Sono gli alluvionati che ieri si sono rincontrati, a un anno di distanza dall’esondazione del fosso Grande. Per il resto, nessun aiuto, denunciano, dalle istituzioni. Senza per questo, però, far calare la caparbietà, rimboccandosi le maniche e lavorare. Tanto. Come i titolari di Dominio Ricambi, di Antonella, Luca e Francesco Di Paolo Emilio, che l’anno scorso hanno subìto danni, quantificano, relativamente al materiale del loro negozio di autoricambi andato in malora, per circa 270 mila euro. Ma niente, non si sono scoraggiati, e subito hanno investito 40 mila euro, di tasca propria, per la riparazione degli impianti elettrici, idraulici e strutturali. Pur senza, come direbbero gli antichi greci, ricostituire l’aphormè, quella che oggi potremmo chiamare la provvista di materiali, pronti in magazzino per l’occorrenza. E come dar loro torto, vista l’ecatombe dell’anno scorso, per centinaia di pezzi di ricambio. «Oggi vendiamo e compriamo», spiega Antonella, mimando il gesto della giostra che circola. Ovvero, in magazzino rimangono solo i pezzi che più o meno si pensa saranno venduti. E poi ancora, appunto come in una giostra, di nuovo l’acquisto di nuovi pezzi, pronti per essere venduti, senza che si accumulino e dunque diventino preda di nuovo di una possibile furia del Fosso Grande. Già, poiché l’alluvione, da queste parti, ha mandata all’aria anche ogni regola di economia aziendale, e quindi ogni tipo di valorizzazioni delle merci in magazzino, si usi il metodo Fifo o Lifo che sia, come si legge appunto nei manuali. «Noi compriamo, vendiamo e ricompriamo», rimarca ancora Antonella. «Abbiamo scritto a tutte le istituzioni possibili», racconta poi. «Regione, Comune e via dicendo. Ma nessuno ci ha risposto», sottolinea, «se non l’assicurazione del Comune, che ci ha scritto informandoci che non c’era nessun tipo di risarcimento».
Lo stesso vale per Enzo Villanova che, con il figlio, gestisce un’agenzia immobiliare e la Bottega dell’immagine, tutti esercizi travolti dalle acque del fosso Grande. «Nessuno si è fatto sentire», si lamenta Villanova che, oltre ai danni dei negozi, ha dovuto anche fare a meno di una moto e di un’automobile.
Con la centrale termica ancora fuori uso, in aggiunta all’ascensore perennemente fuori servizio, invece continua ad andare avanti la Cassa Edile diretta di Vittorio Gervasi. «Abbiamo subito circa 900 mila euro di danni, insieme con la Formedil», rammenta Gervasi, mentre illustra il punto di viale Abruzzo a Villa Raspa di Spoltore, dal quale il fosso Grande l’anno scorso è esondato, allagando officine e capannoni posti nei dintorni. E nulla si è mosso, neanche da queste parti, in quanto a sostegni, non esita a porre all’attenzione Gervasi. «Noi stiamo aspettando ancora gli interventi, poiché qui», osserva, «la situazione è peggiorata. E il rischio è che quanto accaduto l’anno scorso possa ripetersi, con tutti i danni che potrebbero ancora verificarsi. Il fosso Grande va interamente pulito». In più, aggiunge Gervasi, «ora ci sono dei canneti che si sono anche alzati e che vanno a toccare i fili della luce».
E la preoccupazione pervade anche Ervin Telo, che ha un autolavaggio nelle vicinanze. «Quando piove», evidenzia, «io ho paura. Non sai mai cosa potrà succedere».
Mario Di Persio, invece, rileva, in quanto amministratore di condomini, dei danni in un palazzo di Spoltore: «In un edificio che amministro io», nota di Persio, «oltre alle automobili, abbiamo avuto danni per 20 mila euro».
Danni ingenti, l’anno scorso, li ha ricevuti anche Piero Villanova, con la sua impresa Termo Idraulica. «Migliaia di euro di danni, anche per i nostri autoveicoli che ci occorrevano per lavorare», riferisce. Ma a Villanova non è mancata certo la voglia di accorciarsi le maniche. «Siamo ripartiti, ma senza l’aiuto di nessuno».
Su questioni tecniche si è invece soffermato Alfonso Nori, a capo di un comitato di cittadini della zona di viale Abruzzo a Villa Raspa. «Non ci sono progetti conoscitivi», sottolineato rifacendosi agli interventi da effettuare sul fosso Grande, «e neanche ricognitivi. Non sono stati realizzati neanche i progetti esecutivi. Il fatto è che», mette in luce Nori, «che al momento abitiamo ancora sopra a qualcosa che sembra uno scivolo, in quanto», prendendo di mira il fiume, «è pieno di limo».
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