«Noi, al bar Centrale per guardare la tv Il caffè? Venti lire»

9 Aprile 2023

Sergio Agostinone ricorda il primo ritrovo dei giovani «Nel 1960 per entrare bisognava aver compiuto 16 anni»

PESCARA. «Bisognava avere 16 anni per entrare nel bar di Settimio. Era l’unico ritrovo della zona in cui c’era la tv in bianco e nero per guardare le partite di calcio o il Giro d’Italia. Eravamo un gruppetto di ragazzi, stavamo seduti sulle sedie come al cinema e dovevamo obbligatoriamente consumare, un’aranciata, un panino o un caffè che costava 20 lire. C’erano il biliardo e una macchinetta per acchiappare i pacchetti di sigarette a 50 lire: la gente si è rovinata». Sorride, Sergio Agostinone, 78 anni, ex comandante della polizia municipale di Montesilvano e oggi custode della montesilvanesità, al ricordo di quei tempi, oltre 60 anni fa, quando con gli amici Emidio “di baffone”, “Udill”, Domenico Petricca, Antonio “fasciul”, frequentava il bar Centrale, che si trovava di fronte alla stazione ferroviaria nel tratto che confinava con la Nazionale, l’attuale corso Umberto. «Il bar fu fondato circa 70 anni fa da Settimio Di Giosaffatte insieme alla moglie Vittoria Di Giuseppe», racconta Agostinone, «oggi c’è una pizzeria-sala giochi, ma all’epoca erano l’unico luogo di aggregazione per i giovani, le squadre di calcio, persone di passaggio, ma anche i tassisti, i bancari, notai, che si fermavano a ristorarsi. Settimio li serviva personalmente, a volte anche abbigliato in giacca e cravatta. Ad aiutarlo, ricordo che c’erano il cameriere Angelo Del Grande e il barista Pierino Cilli».
Il bar si affacciava sulla Nazionale «dove passavano i camion che noi ragazzi ci divertivamo a contare e quando smettevano di transitare voleva dire che era successo un incidente. Il nostro passatempo», prosegue Agostinone, «era anche guardare le gambe delle donne che scendevano dalle macchine. Fuori, sulla piazzetta, con gli alberi che usavamo come porte, dopo pranzo giocavamo a pallone scommettendo 5 lire a testa. Chi faceva più gol vinceva tutto. La sera giocavamo a “nascunnarill” in piazza Trisi fino alle 11: erano altri tempi, i genitori ci permettevano di stare in strada fino a tardi perché non c’erano delinquenza e droga, come oggi, e potevamo attraversare la strada senza pericoli».
Erano i tempi in cui «Montesilvano contava 5mila anime, nella zona c’erano le botteghe di Checchino il biciclettaro, gli elettrodomestici Graziosi, Fernando lu barbier, Antonietta la fioraia, Enzo il macellaio. Poi c’era il lavaggio di Italuccio e zia Antonietta che faceva il gelato artigianale, buonissimo, a 10 lire. Lei era parente di Gaetano Agostinone, che costruì la chiesa Sant’Antonio».
La mamma dell’ex comandante della municipale, Giulia Censorio, giornalaia all’angolo con via San Francesco, vicino al distributore della Shell, lo guardava a vista: «L’edicola fu fondata da mio padre Gravino, pastaio alla Puritas di Pescara, che era una sorta di Archimede. Si inventò una macchinetta dove si metteva acqua e farina e usciva la pasta cotta. Mancava solo la distribuzione del sugo e del formaggio. Quando la notizia circolò, i giornali di mezza Italia si scatenarono, tutti volevano quel macchinario, gli ordini arrivarono persino dal Giappone. Ma a mio padre fu rubato il brevetto e rimise il progetto nel cassetto».
Settimio Di Giosaffatte «scomparso una trentina di anni fa, padre di Maria, insegnante a Montesilvano, e Fausto che risiede a Monza, era una persona perbene che ha saputo gestire la sua attività con grande professionalità e umanità. A noi ragazzi ci metteva in riga e ci educava, bei tempi», conclude Agostinone.