«Noi bancari, senza più diritti»

31 Gennaio 2015

Parla un impiegato: è cambiato tutto, ora ci fanno lavorare anche il sabato

PESCARA. «Quando sono entrato in banca, negli anni Ottanta, prendevo un milione e 800mila lire, diciamo come circa 2.200 euro di oggi quando un neo assunto prende sui 1.300 euro. C’erano la tredicesima, la quattordicesima e la quindicesima, di fatto uno stipendio in più ogni quattro mesi, non si lavorava il sabato, chi voleva poteva fare gli straordinari, che venivano pagati, si poteva aderire al fondo di solidarietà assicurativo per la pensione integrativa, c’erano i tassi agevolati per il mutuo e, soprattutto, era un lavoro qualificante: non bastava, come oggi, saper infilare i dati nel computer, ma bisognava saper analizzare un bilancio, leggere i numeri insomma. Tutto un altro mondo».

A parlare è un vecchio impiegato di banca che accetta di raccontare quella che è diventata la professione alla vigilia del nuovo, contestatissimo contratto, a patto dell’anonimato che gli consente di dire:«Stanno demolendo tutte le nostre certezze. Le certezze, e non i privilegi», precisa, «che la categoria aveva conquistato nel tempo. Il risultato è un livellamento terribile, dal punto di vista economico, degli stipendi, e delle professionalità. Oggi, parliamoci chiaro, chiunque può lavorare in banca. Basta saper mettere due dati nel computer e va bene così. Diciamo che, rispetto al passato, il bancario ha subìto la stessa trasformazione del farmacista, che prima faceva le medicine e oggi le vende solamente. Così noi oggi: un tempo eravamo bravi a fare tante cose, oggi non ci è più richiesto, c’è stato un impoverimento strutturale delle figure e degli inquadramenti, è diventato tutto estremamente banale».

Ma fosse solo questo. «Oggi», va avanti l’impiegato pescarese, «c’è proprio la paura di perdere non solo i diritti, ma proprio il lavoro, con il nuovo contratto che, se andrà in porto, prevede il licenziamento senza possibilità di reintegro: ti possono licenziare, e se pure fai causa e la vinci, il posto di lavoro non te lo ridanno, al massimo i soldi». E poi il sabato. Sono lontani i tempi in cui il bancario aveva il week-end libero e, durante la settimana, orari che iniziavano la mattina e finivano poco prima delle cinque. «Adesso, e in qualche banca già lo fanno, dovremo lavorare anche il sabato con turni che magari sposteranno al lunedì il giorno di riposo. Altro che week-end», ironizza il dipendente che conclude: «La verità è che prima, per anni, una persona che lavorava in banca manteneva tutta la famiglia, faceva studiare i figli e li faceva sposare. Oggi no, non c’è più certezza di niente».

(s.d.l.)

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