«Noi classe del ’65, epoca ricca di ideali e fiducia»

28 Gennaio 2022

PESCARA. Passione per il calcio, per la musica, ma soprattutto per la politica. Sembrano questi gli elementi che distinguono i nati nella metà degli anni '60. Nel 2021 i residenti più numerosi sono...

PESCARA. Passione per il calcio, per la musica, ma soprattutto per la politica. Sembrano questi gli elementi che distinguono i nati nella metà degli anni '60. Nel 2021 i residenti più numerosi sono stati i pescaresi classe 1964 e 1965, che hanno compiuto 56 e 57 anni. Ad avere in comune l'anno di nascita, il '65, e l'amore per la politica, sono Luigi Albore Mascia, oggi assessore comunale e in passato sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, ex sindaco, ex presidente della Regione e oggi senatore, e Maurizio Acerbo, ex parlamentare ora segretario nazionale di Rifondazione comunista.
«Ci hanno cresciuto con la passione civica che non può non trovare una concreta realizzazione nell'attività politica», ammette l'assessore Albore Mascia. «Eravamo tre fronti diversi», analizza «io repubblicano, D'Alfonso democristiano e Acerbo Pci. Ci impegnavamo per mettere su le consulte giovanili, che erano trasversali alla politica. E questo la dice lunga sulla voglia di far emergere le istanze dei giovani». Altro elemento, per Albore Mascia, a caratterizzare i ragazzi del '65 è stata la passione per il calcio. «Il Pescara per la mia generazione era la vita», confessa il politico, tifoso sfegatato ancora oggi. «Si aspettava con ansia la domenica per seguire la squadra dentro o fuori città. Era l’evento che spezzava la monotonia di una intera settimana». E poi la passione per la musica «degli anni ’80 che ancora adesso ascoltano i giovani di oggi. Si viveva per andare in discoteca il sabato e la domenica, anche di pomeriggio», dice.
«C’era chi ascoltava la musica da discoteca, un sano funk afro americano di qualità e chi come me la rock e la musica alternativa», aggiunge Acerbo, di famiglia pescarese «dall'800, a Castellamare» rivendica con una punta di orgoglio. «Organizzavo concerti a scuola, sulla spiaggia, nei locali. Ovunque. Non c'è parco dove non se ne sia fatto uno. Abbiamo avuto la fortuna di crescere nel periodo di maggior benessere che abbia mai vissuto l'Italia e in una città in fermento. Nonostante fosse in corso uno sviluppo selvaggio dal punto di vista del cemento, tra tante contraddizioni, Pescara aveva i pregi della piccola provincia e della metropoli al tempo stesso. È una città che mi ha dato tanto».
«Io penso che il 1965 sia l'anno della scommessa fiduciaria sul futuro», commenta il senatore Luciano D'Alfonso, «sia l'anno delle ambizioni costruite sulle proprie gambe e di quello stimolo a seguire come stile di vita la motivazione che poi produce resistenza. Penso che sia un anno che abbia impresso la caratteristica della "pertenacia", ovvero la tenacia nella pertinenza. Mi farebbe piacere che dopo la pandemia tornassero queste caratteristiche anche nelle nuove generazioni».
(m.pa.)