«Noi, i disperati per le antenne Malattie e case senza più valore»

A 4 anni dall’inizio del processo, parla in aula il primo residente: «Valori fuorilegge dal 1999 mia moglie operata due volte, malati altri vicini. Voglio andarmene, ma nessuno compra l’abitazione»
PESCARA. «Nel 1999, quando hanno trovato il valore di 34 volt/metro in casa mia a fronte di un limite fissato a 6, ho presentato il primo esposto. Da allora, nella mia abitazione, sono state fatte altre misurazioni dei campi elettromagnetici delle antenne tv e radio che hanno mostrato ancora superamenti ma, a San Silvestro, non è cambiato niente. Dal 1999 al 2002 ho presentato 6 esposti che, però, sono stati archiviati». Poi, Mariano D’Andrea, ufficiale della guardia di finanza in pensione, ha scoperto la malattia della moglie e di altri amici del quartiere costellato di antenne fin dal 1952. Ieri, dopo 9 udienze sprecate per la burocrazia della giustizia, il primo residente di San Silvestro si è seduto davanti alla giudice Rosa Villani al processo sulle antenne con 18 imputati eccellenti.
Verso la prescrizione. D’Andrea ha raccontato la paura di vivere all’ombra dei ripetitori di televisioni e radio. Il processo affonda le sue radici in un’inchiesta della forestale avviata nel 2007 e arrivata, l’anno seguente, al sequestro di 27 ripetitori. Poi, nel 2010, l’inizio del dibattimento: da allora, 9 udienze in 4 anni, con i ripetitori ancora sotto sequestro, e soltanto ieri è cominciato l’esame dei testimoni. Degli 8 previsti, un tecnico dell’Arta, tre residenti e 4 agenti della forestale, hanno parlato solo in due a causa del ritardo accumulato durante una giornata di udienze. Gli altri saranno riconvocati alla prossima udienza, tra più di tre mesi, il 19 febbraio 2015 quando il reato contestato di «getto pericoloso di cose» sarà quasi prescritto.
«Limiti ancora superati». «Dal 1999», ha detto D’Andrea, «non è cambiato mai niente e lo dimostrano le ultime misurazioni dell’Arta del 7 ottobre scorso con 12,4 volt/metro accertati in casa mia». La difesa delle parti civili ha presentato anche una copia dell’articolo del Centro dedicato a quei controlli dell’Arta con i risultati trasmessi alla procura, al Comune e alla Asl per chiedere un intervento. Fuori dall’aula, D’Andrea ha detto: «Qui si celebra un processo con il reato ancora flagrante».
«Residenti malati». D’Andrea, sotto giuramento, ha parlato della malattia della moglie e degli altri residenti di San Silvestro: «Mia moglie ha subito due interventi per l’asportazione di linfonodi ai seni. Anche un altro residente è malato. Io da 7 anni non vivo più, anzi vivo con la minaccia, concreta, reale e certificata, delle antenne. Ho allontanato i miei figli e mia nipote da casa per tutelare la loro incolumità».
«Casa senza valore». D’Andrea ha raccontato che vorrebbe vendere casa e andarsene: «Anch’io voglio abbandonare San Silvestro», ha detto l’ex ufficiale, «e ho provato a vendere la casa ma mi hanno detto: ci sono le antenne, casa tua non vale niente. Per questo, non riesco neanche ad andarmene».
«Impianti abusivi». L’udienza è stata uno scontro continuo tra parti civili e difese degli imputati con la giudice costretta a battere i palmi per far rispettare la procedura. Soltanto un attimo di fair-play: «Per le sue questioni personali, le siamo vicini», hanno detto le difese degli imputati a D’Andrea. Poi, domande su domande per contestare un’affermazione dell’ex finanziere: «Gli impianti non hanno l’autorizzazione e sono abusivi. L’ho scoperto andando al ministero dello Sviluppo economico: le uniche autorizzazioni che ho trovato risalgono al 1993 e sono provvisorie, per tre anni. Mi hanno anche detto che, prima di me, nessuno ha mai chiesto di visionare le autorizzazioni». Su questo, le difese hanno ribattuto: «E chi sarebbe il funzionario che le ha dato i documenti?». «Esiste un’istanza di accesso agli atti firmata dal deputato del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca e una funzionaria, che ha firmato la pratica, ci ha consegnato tanti documenti». Dal fascicolo, secondo D’Andrea, emerge anche che «San Silvestro non rientra tra i siti di piano». Non è così per le difese che hanno prodotto sentenze del Tar di Pescara e del Consiglio di Stato.
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