«Noi residenti che non dormiamo mai»

Il regista De Ritis racconta come si vive nel quartiere dei locali: troppe licenze improvvisate
PESCARA. Chi guarda Pescara vecchia dall’alto di notte prova a dormire. Ma chi guarda Pescara vecchia dall’alto? Sono quelle persone che nel cuore della movida vivono e hanno casa. Qualcuno ha scelto il centro storico prima che fiorissero i locali. Altri sono arrivati dopo, quando ancora i locali erano circoli culturali. Raffaele De Ritis, regista teatrale, inventore del festival di arti circensi Funambolika di Pescara, abita a Pescara vecchia dal 1998. Gira il mondo per il suo lavoro, ha conosciuto quartieri del passeggio e del divertimento delle principali città europee. Il centro storico di Pescara, però, lo vive da cittadino, lo ascolta e lo guarda dalla finestra di casa.
Maestro, cosa succede, di notte, in corso Manthonè?
«Io di notte dormo, o almeno ci provo. Quel che si percepisce è che ci sono decine di minuscoli locali che con le porte aperte sparano musica a tutto volume a ogni ora, senza il minimo senso del rispetto dei decibel e quiete pubblica. Da una certa ora in poi si avverte l’innalzamento del tasso alcolico tra risa e schiamazzi».
Qualche volta, ma non solo a Pescara vecchia, anche violenza e droga.
«Sì, facciamo bene a sottolineare che non è un problema solo di questo posto. Violenze, rapine e droga ci sono in ogni posto e in ogni momento. Io credo però che la violenza sia la conseguenza di un problema che è a monte e che consiste in una sorta di anarchia. Da una cert’ora in poi, ognuno fa quello che vuole: forse, è frutto di una saturazione dell’offerta e di troppe licenze».
Cosa è cambiato dal boom di via delle Caserme e corso Manthonè a oggi?
«Quindici anni fa i locali erano prevalentemente circoli privati. Gente che si riuniva per iniziative culturali o per uno specifico scopo. Poi sono arrivati i ristoratori, che rispetto e ammiro per il coraggio che hanno avuto e per la qualità dell’offerta: si mangia bene e la gente viene qui perché sa che avrà un buon servizio. Poi è iniziato il fiorire della miriade di locali anche piccolissimi. Licenze spuntate giorno dopo giorno e spesso improvvisate, come dimostrano gli ultimi episodi che hanno richiesto l’intervento della questura. Credo che le due strade storiche non abbiano avuto modo di costruire un’identità culturale. A volte c’è un’offerta piatta e che seleziona poco la clientela. D’estate, poi, si svuota».
Cosa consiglierebbe agli imprenditori che hanno deciso di investire?
«Ammiro gli esercenti virtuosi, e ce ne sono parecchi. Tanti altri sono improvvisati. Se l’esercente imparasse egli per primo a rispettare le regole relative alle emissioni sonore, anche i clienti le rispetterebbero e questo andrebbe a vantaggio di tutti, anche di chi qui ci abita. Poi, la clientela andrebbe educata al decoro, anche attraverso un’offerta di intrattenimento adeguata».
Paola Toro
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