«Noi, scappati dalla guerra ora lavoriamo alla Caritas»
I giovani Mustafa e Moktar hanno raccontato al ministro le loro storie di migranti «Siamo partiti dall’Africa con i barconi, don Pagniello ci ha aiutato a inserirci»
PESCARA. Tra i volontari che lavorano alla Cittadella dell’accoglienza «Giovanni Paolo II» ci sono anche migranti che ce l’hanno fatta. Ieri il ministro Angelino Alfano, durante la sua visita alla struttura di via Alento, ha potuto ascoltare la testimonianza di due giovani africani salvati in mare e oggi ospitati a Pescara. I loro nomi sono Mustafa e Moktar. L’arcivescovo Tommaso Valentinetti e il direttore della Caritas don Marco Pagniello hanno voluto che i due giovani raccontassero la loro storia al ministro quando si trovava nella cappella dedicata a Madre Teresa di Calcutta. P
Mustafa proviene dal Senegal. «Ho lasciato l’Africa nel 2007, quando avevo appena 17 anni», ha detto, «non potevo più stare nel mio Paese perché vivevo in estrema povertà. Sono arrivato in Italia partendo dal Marocco e passando per la Spagna. Quando ho raggiunto Pescara sono stato aiutato dalla Caritas che, oltre a darmi un alloggio, mi ha fatto partecipare a dei corsi di formazione. Grazie a questi ora sto lavorando come volontario e la mia vita è cambiata».
Ben più drammatica la storia raccontata da Moktar. «Sono scappato da Burkina Faso dove c’era la guerra e ora non ci posso più tornare», ha spiegato, «sono partito nel 2014 dalla Libia con un barcone. Ho visto morire tanti miei amici in quel viaggio , io sono salvo per miracolo. Poi, grazie agli italiani sono tornato a vivere. Ora, faccio anch’io il volontario e aiuto altri migranti». Entrambi i giovani africani adesso lavorano all’interno della Cittadella dell’accoglienza, una struttura capace di accogliere 80 persone, con una mensa che riesce a servire fino a cento pasti contemporaneamente e trecento tra pranzo e cena.
E a proposito di migranti, Alfano ha ricordato che si sta assistendo «alla più grande gestione dei profughi dopo la Seconda guerra mondiale». «Come ministro dell’Interno e come uomo delle istituzioni», ha affermato, «mi sono trovato nella condizione di dover scegliere di fronte a un bivio. Faccio la cosa giusta, ma sconveniente. O quella conveniente, ma sbagliata e far morire questi ragazzi in mare?».
«Abbiamo voluto e preferito la prima strada», ha sottolineato, «scegliendo, crediamo, la cosa giusta anche se non conveniente. C’è in ballo la vita umana». «Se tutti gli 8mila Comuni italiani collaborassero al meglio», ha osservato il ministro, «si potrebbero avere due immigrati per una comunità di mille abitanti. In una di diecimila ci sarebbero venti immigrati. Occorrerebbe una distribuzione più equa. Noi lavoriamo perché tutti i Comuni collaborino».
Ma non ci sono solo extracomunitari che hanno scelto la strada del volontariato. Una donna italiana che collabora in cucina alla Cittadella dell’accoglienza ha voluto raccontare anche lei la sua storia al ministro. Lo ha rivelato lui stesso. «Una signora mi ha detto di aver lavorato per quarant’anni come infermiera in un ospedale», ha fatto presente, «ora che sono in pensione, mi ha detto, ho deciso di fare la volontaria per aiutare gli altri. Oggi, era in cucina a tagliare i pomodorini per il pranzo degli ospiti della struttura». Questa visita a Pescara», ha concluso il ministro Alfano, «dimostra che ognuno può prestare il suo aiuto come può»©RIPRODUZIONE RISERVATA

