Nomine, anche Virginia rischia di essere indagata

18 Dicembre 2016

Nel mirino dei pm la procedura che ha portato Salvatore Romeo in Segreteria Interrogatori per Marra e Scarpellini. In procura atteso l’ex assessore Muraro

ROMA. Mentre sul Campidoglio si consuma una battaglia politica, a pochi chilometri di distanza, a Palazzo di Giustizia nei prossimi giorni sfileranno davanti ai magistrati, due dei volti più rappresentativi della giunta guidata da Virginia Raggi. Un fuoco di fila di appuntamenti giudiziari che potrebbero inguaiare la sindaca che rischia di finire indagata sull’inchiesta delle nomine.

Prima tra tutte, quella di Salvatore Romeo a capo delle segreteria su cui si sono accesi i riflettori anche di Raffaele Cantone dell’Autorità anticorruzione. Nei giorni scorsi, la Guardia di finanza è entrata a Palazzo Senatorio per acquisire documenti che riguardano la nomina di Romeo attraverso una procedura considerata “anomala”.

Protestò l’allora capo di Gabinetto, Carla Raineri che presentò un esposto. Ora per la nomina di Romeo il sindaco rischia molto.

Gli interrogatori. Il 21 dicembre toccherà a Paola Muraro, la cinquantaduenne veneta ex assessore all’Ambiente, è indagata per abuso d’ufficio e reati ambientali. Cinque i capi di imputazione che riguardano la sua lunga carica di consulente dell’Ama: oltre dieci anni, guadagnando circa un milione di euro. Per l’accusa avrebbe “truccato” le autorizzazioni per gli impianti di smaltimento dei rifiuti. Il sospetto dei pm è che gli impianti di Rocca Cencia e Salario abbiano lavorato in regime ridotto per favorire altri impianti privati. In particolare, quelli di Manlio Cerroni, ras dei rifiuti della Capitale.

Il giorno prima, martedì, toccherà a Raffaele Marra, 45 anni napoletano, capo del personale del Comune di Roma, comparire davanti al gip. Arrestato venerdì con l’accusa di corruzione insieme all’immobiliarista romano Sergio Scarpellini era considerato parte del “raggio magico” insieme al vice sindaco Daniele Frongia e Salvatore Romeo.

Ieri, nel carcere di Regina Coeli, Scarpellini e Marra hanno incontrato ognuno i propri avvocati per preparare l’interrogatorio di garanzia. Entrambi hanno fatto sapere che hanno intenzione di rispondere alle domande del gip Maria Paola Tomaselli.

Al centro dell’inchiesta, la compravendita di due immobili a Roma: uno, venduto dal funzionario capitolino all’imprenditore con uno strano giro di assegni per 367mila euro, l’altro un attico, acquistato dal dirigente dallo stesso costruttore con uno sconto di 500mila euro. Tutto questo avveniva quando Marra tra il 2010 e il 2013 in Campidoglio si occupava di Patrimonio e Casa, settori chiave per l’immobiliarista che faceva affari con il Comune di Roma.

«Tanto se domani lo defenestrano... finito». L’inchiesta partita da un filone che coinvolge un vecchio esponente della banda della Magliana, Manlio Vitale (detto er gnappa) sarebbe all’inizio e i numerosi “omissis” nell’ordinanza lo confermerebbero.

Dalle intercettazioni dei telefoni di Scarpellini e della segretaria Lavarello i carabinieri hanno scoperto il «rapporto viziato» tra il funzionario capitolino e il costruttore. Fatto, ritiene il gip, di «inesistenti regalie» Il 30 giungo scorso Marra disperato per gli attacchi che arrivano dai giornali, chiede al costruttore di intervenire su Gaetano Caltagirone editore de Il Messaggero per realizzare una campagna in sua difesa. Marra: Eh io sto a disposizione, tu diglielo... Se puoi, parlando con Sergio se può intervenire con Calta per farmi dare una mano sui giornali... in modo da tutelare. Lavarello e Scarpellini concordano di dire a Marra di aver cercato di contattare l’imprenditore anche perché ragionano su una possibile uscita di scena di Marra «Tanto se poi domani lo defenestrano... finito».

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