Nomine e nuove candidature Il consiglio dice no ai 5 Stelle

PESCARA. Con una votazione lampo, senza lasciare spazio alla discussione, ieri la prima seduta dell’ultimo consiglio comunale dell’amministrazione Masci, convocato in tre sessioni, fino a domani, è...
PESCARA. Con una votazione lampo, senza lasciare spazio alla discussione, ieri la prima seduta dell’ultimo consiglio comunale dell’amministrazione Masci, convocato in tre sessioni, fino a domani, è iniziata con la bocciatura della mozione presentata dal capogruppo del M5S, Paolo Sola che chiedeva la riapertura dei termini per l’acquisizione delle candidature dei due bandi per l’individuazione dell’amministratore unico di Pescara Energia e dei membri del CdA del Museo delle Genti d’Abruzzo.
In virtù di una delibera di consiglio del 2019 che introduceva il meccanismo del semestre bianco, che impedisce al sindaco negli ultimi sei mesi di mandato di procedere a qualunque tipo di nomina, Sola aveva chiesto di allargare i tempi per raccogliere le candidature per i due enti che erano stati aperte e chiuse nell’arco di 10 giorni ai primi di marzo. «Con la mozione chiedevamo che, vista l'impossibilità di procedere ora con nomine e incarichi grazie al semestre bianco, si riaprissero i termini per le autocandidature per garantire trasparenza fino alla prossima finestra elettorale», ha commentato Sola. «Ma il voto contrario della maggioranza dimostra come sgombrare il campo da ogni dubbio sulla correttezza della propria attività amministrativa non sia una loro priorità».
Irrisolta l’interrogazione presentata dal consigliere della Lega Armando Foschi, per far riaprire un varco di accesso al mare, chiuso con l’utilizzo di fioriere, in piazza Le Laudi. Il sindaco Carlo Masci ha evidenziato come gli uffici siano al lavoro per risolvere la questione, e il consigliere, insoddisfatto della risposta, ha sollecitato il primo cittadino a «porre fine rapidamente, senza se e senza ma, a questo scaricabarile che c’è da 4 anni».
Il grosso della discussione è stata occupata dal Peba, il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, presentato dall’assessore Luigi Albore Mascia, che ha parlato di giornata storica. «Oggi arriviamo in consiglio con questo strumento di civiltà, concludendo un iter complesso cominciato nel 2020. È uno strumento che si ispira a quello di Comuni importanti e che vuole creare un ponte ideale con Spoltore e Montesilvano. Dovrà seguire l’impegno delle prossime amministrazioni per individuare le risorse necessarie per provvedere alla eliminazione progressiva delle barriere architettoniche», ha detto l’esponente di giunta. Per il consigliere Claudio Croce il documento «apre la strada a ulteriori approfondimenti da fare nella prossima consiliatura». «È un piano che nel futuro e nella visione di città metropolitana dovrà essere rivisto», ha chiarito Maria Luigia Montopolino, presidente della commissione Politiche sociali, «che porta un cambiamento, e che contiene delle schede tecniche che permetteranno di migliorarlo ulteriormente dalla prossima consiliatura».
Di parere opposto i consiglieri di minoranza che hanno etichettato la delibera come un documento vuoto. Per Sola, è «una tesina di laurea che spiega a cosa servirebbe il Peba, mentre gli altri Comuni lo hanno fatto come si deve». Per Stefania Catalano, del Pd, «è un passo in più rispetto alle linee guida già approvate, ma ci saremmo aspettati un piano programmatico per dare concretezza ed efficacia a quanto contenuto nel documento». Mirko Frattarelli lo ha definito «fragile, che non risponde alle reali esigenze della città e lascia scoperti nervi che fanno male a tanti cittadini. Persino a Palazzo di Città ci sono barriere architettoniche, con la scalinata centrale e l’ingresso laterale che il più delle volte è chiuso al pubblico». Ha messo in discussione «metodo e sostanza», il candidato sindaco Carlo Costantini: «Il Peba per definizione dovrebbe prevedere tre fasi: l’individuazione delle barriere architettoniche, la sospensione delle attività che continuano a produrle e l’azione esecutiva per eliminare le esistenti. Nessuna delle tre c'è. La delibera in votazione è un documento a maglie larghissime che rimanda tutta l’attività alla prossima consiliatura. Perché farlo ora? Mi sembra», ha concluso, «che sia solo un’approvazione strumentale legata alla campagna elettorale».

