«Non è colpa nostra se l’ospedale è pieno»
I medici di famiglia replicano al direttore sanitario Di Luzio: «I nostri studi sono quasi sempre aperti»
PESCARA. È polemica tra il direttore sanitario dell’ospedale civile Rossano Di Luzio e i medici di famiglia sulla questione del reparto di Geriatria sovraffollato con i pazienti ricoverati in corsia. Nei giorni scorsi, in un’intervista, Di Luzio aveva attribuito l’aggravamento della situazione nel reparto all’assenza dei medici di famiglia nei propri studi nel periodo della festività dell’Epifania. Ora, è arrivata la replica seccata del sindacato dei medici Snami, di Pescara.
«Suscita stupore la dichiarazione del dottor Rossano Di Luzio alla stampa nella quale sottolinea l'assenza dei medici di famiglia nei propri studi per quattro giorni in coincidenza delle festività dell'Epifania», dice Nicola Grimaldi in rappresentanza dello Snami, «premesso che gli studi medici sono aperti nei prefestivi fino alle 10, ora in cui inizia l'attività della continuità assistenziale, e il sabato mattina sono reperibili dalle 8 alle 10, si capisce che la dichiarazione del dottor Di Luzio è mendace, soprattutto perché proprio lui che ha fatto il percorso del corso di formazione in Medicina generale e ha vissuto personalmente tutta l'attività che svolge il medico di famiglia».
Grimaldi prosegue: «Dimentica, il dottor Di Luzio, che nei giorni festivi e prefestivi è attiva la continuità assistenziale che svolge un importantissimo ruolo di cerniera tra territorio ed ospedale, evitando continui inutili accessi al Pronto soccorso. Si ricorda che il medico di famiglia e il medico di continuità assistenziale non hanno nessuna possibilità di ricoverare un paziente, ma che tale atto è esclusivo del Pronto soccorso».
Dimentica, il dottor Di Luzio», sottolinea il rappresentante del sindacato di categoria, «che i medici di famiglia svolgono la loro attività per 12 ore, dalle 8 alle 20 nei giorni feriali presso lo studio e in forma domiciliare, utilizzando il 30 per cento dell'attività ambulatoriale, a scrivere o trascrivere prescrizioni di farmaci o esami proposti dai colleghi ospedalieri e specialisti ambulatoriali che, pur essendo in possesso del ricettario del sistema sanitario, spesso non lo utilizzano o non compilano la ricetta secondo la normativa, pertanto il paziente è costretto a ricorrere sempre al proprio medico di famiglia o di continuità». «Pertanto, invitiamo la direzione generale e sanitaria», conclude, «di evitare che queste affermazioni vengano pubblicate sulla stampa, ma di svolgere un’adeguata e costante attività di sorveglianza sulle prescrizioni e dichiarazioni emesse da parte della struttura ospedaliera».
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