«Non abbiamo più casa Chissà che fine faremo»

Gli inquilini continuano a portare via le loro cose dalle abitazioni a rischio crollo «Ci hanno salvato la vita, ma adesso non sappiamo dove andare a dormire»
PESCARA. «Potevano crollarci le case addosso. Ci hanno salvato la vita, ma adesso stiamo per strada». È un’analisi spietata quella di Antonella Mancinelli, professione operaia, che fino a due giorni fa viveva al secondo piano dello stabile 14 di via Lago di Borgiano insieme alla mamma Lucia D'Angelo, che ieri mattina entrava e usciva di casa per prendere le poche cose rimaste, oggetti e qualche vestito da accastare nell'androne per permettere a mani amiche di trasportare i cartoni sigillati col nastro adesivo o aperti nei camion e nelle automobili e depositarli altrove.
Pagavano 50 euro al mese di affitto e adesso si sfogano: «Noi siamo inquilini regolari, se avessimo potuto permetterci un appartamento da 500 o 1.000 euro al mese, saremmo andati via dalla casa popolare. Ora siamo sfollati e disgustati». Ieri mattina, gli inquilini sfrattati, che hanno ancora le chiavi di casa, impacchettavano scatoloni anche con l'aiuto degli operai delle aziende specializzate e svuotavano gli armadi. «Abbiamo tolto quasi tutto, gli appartamenti si stanno svuotando piano piano. Io ho portato i vestiti a casa di mia sorella a Montesilvano», spiega Sandro Pignoli mentre apre le porte del suo appartamento al secondo piano del civico 14, dove per 37 anni ha vissuto con la madre malata Lidia Panzone. La donna, ieri mattina, girava per casa con lo sguardo perso e gli occhi umidi. Pignoli sposta il grosso armadio e mostra le crepe sui muri provocati dal sisma. Accende il telefonino e fa scorrere le immagini dei carotaggi eseguiti dai tecnici della ditta Labortec lungo i muri portanti dell'edificio.
«Dopo i terremoti», ripercorre l'inquilino, «le relazioni dei vigili del fuoco erano rassicuranti, potete stare a casa, ci dicevano nessun problema. Lo stesso ci diceva anche l'Ater. All'improvviso , i rilievi scoprono una realtà diversa e io mi ritrovo qui a fare i bagagli e confortare mamma che ogni giorno deve prendere decine di medicine. Dove staremo stanotte? Se il Comune non ci chiama per dirci dove alloggiare, dormiremo qui a casa. A sentire, come negli ultimi anni, gli scricchiolii delle pareti. Certo che abbiamo paura, ma che possiamo fare?». Giovina Bolognese, la notte dello sfratto, ha consegnato il figlio di tre anni alla nonna, al civico 16 e «sono andata a dormire in macchina. Non c'era posto per tutti. Non c'è altra soluzione, a meno che non ci ospiti D'Alfonso, sorride con sarcasmo. «Abbiamo anche tentato di prendere un appartamento», spiega la giovane mamma, «ma nessuno ce lo affitta perché siamo di Rancitelli». Giovina Di Lisio, 76 anni e il marito Eliseo Meliconi, 78, disabile grave, hanno trascorso la notte a San Silvestro ospiti del fratello della signora: «Non possiamo dormire in macchina perché non ce l'abbiamo», ironizza la coppia . Elio Canale, alloggiato all'Holiday, ha una benda al braccio sinistro :«Sono malato di tumore e faccio la chemio. Ho avuto altri sfratti e fino a ieri vivevo al settimo piano,proprio sotto al tetto di Eternit».
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