Non bisogna promettere il libro dei sogni

15 Novembre 2018

ATESSA . La presidenza della Valagro è solo l’ultimo tassello, in ordine di tempo, in un elenco di incarichi prestigiosi che fanno di Ottorino La Rocca una delle personalità di maggiore spicco in...

ATESSA . La presidenza della Valagro è solo l’ultimo tassello, in ordine di tempo, in un elenco di incarichi prestigiosi che fanno di Ottorino La Rocca una delle personalità di maggiore spicco in Abruzzo. E naturalmente La Rocca ha le idee ben chiare su quali sono le priorità che dovrebbero essere al centro del prossimo governo, quello che uscirà dalle urne il prossimo 10 febbraio. Priorità che possono essere agevolmente sintetizzate in una parola: infrastrutture.
Sono loro, per La Rocca, la chiave di volta se davvero si vuole far uscire l’Abruzzo dalle secche. «Piuttosto che puntare il dito sulle aziende che vanno via dopo aver ricevuto i contributi», dice, «bisognerebbe chiedersi quanto hanno ridato al territorio, e soprattutto, perché se ne vanno. In genere le aziende che hanno avuto contributi devono rimanere mediamente per dieci anni sul territorio. In questo lasso di tempo danno indietro dieci volte in più di quello che hanno ricevuto». E non è, contrariamente a quanto si tende a pensare, il costo del lavoro il motivo principale per il quale le aziende abbandonano, sottolinea La Rocca, che spiega come in realtà il costo del lavoro incida del 10-12% sul bilancio, salvo il settore metalmeccanico dove la media sale al 40%. «Quando le aziende lasciano il Paese», aggiunge, «è perché mancano le infrastrutture, e parliamo in primis di portualità. La nostra regione parla da anni di industria sostenibile, ma noi mandiamo ogni anno migliaia di container al porto di Salerno, con tutto quello che comporta in termini di sostenibilità economica e di inquinamento». Eppure, in Abruzzo qualcosa si stava muovendo, in questo senso. «Sì, abbiamo alcuni porti dove si potrebbero far arrivare i minicontanier», prosegue La Rocca, «c’è stato un tentativo al porto di Vasto, ma ci siamo accorti che i costi, rispetto ad altre soluzioni, salivano del 15%. Il progetto è naufragato anche perché si allungavano i tempi di riconsegna». In un sistema globale la velocità, è cosa nota, rappresenta il valore aggiunto per poter competere.
Il secondo neo, al quale corrisponde la seconda priorità d’intervento, è la burocrazia. «In azienda», racconta, «abbiamo un progetto da quattro milioni di euro, ma è fermo. Per avere il parere del Genio civile c’è un’attesa di 60 giorni. Molte volte, è vero, dipende anche dai progettisti, ma poi arriva la burocrazia che ci mette del suo. Una situazione, questa, che abbiamo sempre denunciato, parlando con i vari esponenti politici a capo degli enti». E che dire del dissesto idrogeologico, oppure della sicurezza nelle scuole? «Di dissesto ne parliamo da 48 anni, e non è stato fatto nulla. Le scuole? Dovrebbero essere il bene primario di ogni Paese civile, per garantire ai ragazzi che le frequentano un contesto decente e rigoroso».
Anche sulle caratteristiche che il futuro governatore dovrebbe possedere La Rocca non ha dubbi: «Il tratto fondamentale», dice, «è che non deve raccontare sogni. Poi, deve essere un profondo conoscitore del territorio, a prescindere dall’appartenenza politica, deve essere una persona riconoscibile, sempre al di là dei partiti, una persona che opera per il bene comune. E deve avere sangue freddo nell’affrontare i problemi, e guardi che ce ne sono tanti». (a.bag)