«Non cediamo alla piazza» Taxi incubo del governo
Ripreso il servizio dopo la protesta, Delrio: «Riordino serio ma stop a violenze» Oltre cento persone identificate e una denuncia per i disordini nella Capitale
ROMA. Nelle strade torna la calma e riprende il servizio, nei palazzi si comincia a lavorare per evitare che, fra un mese, la situazione precipiti di nuovo.
La vertenza taxi entra in una fase diversa, che dovrebbe portare, secondo l’accordo raggiunto martedì sera al ministero dei Trasporti e approvato ieri dalla maggioranza delle molte sigle sindacali coinvolte, a quella che il ministro Graziano Delrio definisce «una riforma seria», avviata «senza cedere alla piazza». Dopo sei giorni di protesta, con il centro di Roma messo a soqquadro dai più facinorosi (sono un centinaio le persone identificate per i disordini a cui si aggiunge la denuncia per il manifestante trovato in possesso di un tirapugni ma la polizia scientifica è ancora al lavoro per identificare altri partecipanti e accertare eventuali responsabilità) ieri il servizio delle auto bianche è ripartito regolarmente in tutte le città e l’accordo è stato sottoposto alla ratifica della base, nel corso di una affollata assemblea nazionale riunita nella sede della cooperativa romana 3570. I delegati, alcune centinaia, hanno approvato sostanzialmente all’unanimità (solo tre i voti contrari), il verbale della riunione di martedì sera, che prevede l’avvio di un lavoro comune, con i tecnici del ministero e con i noleggiatori, per la stesura di nuove norme di riordino del settore da portare a termine entro un mese. Il lavoro, però, già si è capito che non sarà semplice, a causa delle molte divisioni che agitano proprio i tassisti. Per questo i leader di Unica Cgil e Uritaxi, rispettivamente Nicola Di Giacobbe e Loreno Bittarelli, hanno fatto appelli al senso di responsabilità, all’unità e alla concretezza: l’obiettivo è quello di arrivare al ministero dei Trasporti, possibilmente già la prossima settimana, quando saranno convocati anche i noleggiatori, con una proposta condivisa dalle oltre 20 sigle che hanno detto sì.
Altrimenti, è stato spiegato, «avremo perso, e qualcuno farà la legge al posto nostro», con tutti i rischi di un altro possibile sciopero che a quel punto sarebbe difficile da giustificare. Le nuvole, del resto, già si profilano all’orizzonte, perché il fronte non parte unito: tre sigle, Federtaxi, Ugl e Usb, si sono infatti sfilate organizzando una contro assemblea e affidando la lettura dell’accordo a un legale, perché temono si tratti di «un trappolone». Il ministro Delrio, comunque, per il momento può cantare vittoria e respingere chi afferma che il governo avrebbe ceduto al ricatto dei violenti. Si tratta di «una riforma seria, senza cedere alla piazza», ha assicurato insieme al collega dello Sviluppo, Carlo Calenda. «Uno Stato serio - ha aggiunto - dà diritti a tutti, a quelli che hanno investito il loro denaro e ai cittadini che devono potersi muovere liberamente» anche utilizzando le innovazioni più recenti. Insomma, come ha sottolineato il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ci vuole «un equilibrio virtuoso tra l’esigenza di non bloccare l’innovazione, come quella che si realizza tramite Uber, e quella di assicurare però un livello concorrenziale paritario con i taxi».

